Un’impresa del crimine capace di movimentare tonnellate di stupefacenti, protetta da sistemi di comunicazione criptati e radicata nel cuore delle Preserre vibonesi, ma con tentacoli operativi che si allungavano fino al Piemonte, all'Abruzzo e alla Sardegna. L’operazione condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e dallo Scico della Guardia di Finanza ha decapitato il clan Maiolo, articolazione della “locale di Ariola”, svelando una struttura gerarchica granitica e ruoli definiti con precisione militare.

La piramide del potere: capi e organizzatori

Al vertice della piramide, secondo le indagini coordinate dal gip Gilda Danila Romano, sedeva Angelo Maiolo (42 anni). Nonostante la detenzione, l’uomo è considerato il "dominus" assoluto: promotore e finanziatore, era lui a dettare i prezzi, scegliere i canali di approvvigionamento e trattenere la "stecca" sui proventi.

Sotto di lui, un direttorio di organizzatori garantiva l'efficienza della macchina criminale: Francesco Maiolo (42 anni), operativo tra Vibo e il torinese (Brandizzo), Nicola Antonio Papaleo (66 anni), veterano del gruppo residente a Monasterace, Ciro Trezzi (43 anni), punto di riferimento a Montesilvano (PE), Francesco Carè (51 anni), di Fabrizia, Antonio Maiolo (33 anni), di Stefanaconi, Gaetano Montera (28 anni) e Domenico Fusca (44 anni), rispettivamente di Acquaro e Dasà.

I "Broker" dello stupefacente: fornitori e finanziatori

Per alimentare un mercato di tali proporzioni, il clan si avvaleva di una rete di fornitori d'eccezione: il torinese Stefano Terremoto (46 anni), il sidernese trapiantato ad Alghero Pietro Parisi (45 anni) e l'anziano broker emiliano Gianni Bellò (79 anni).

Il supporto logistico ed economico era garantito dai finanziatori e coadiutori, incaricati anche della detenzione materiale dei carichi: Giovanni Maiolo (35 anni) e Carlo Maiolo (54 anni), entrambi residenti in Abruzzo, e Domenico Fortuna (43 anni), domiciliato nel nuorese. Completano il quadro degli indagati Dritan Mici (51 anni) e Francesco Zoccoli (53 anni), figure chiave nella gestione dei flussi tra le diverse piazze.

Logistica industriale: dai bunker ai distributori abbandonati

L'inchiesta documenta un volume d'affari impressionante. I carichi non riguardavano solo "piccole" partite da 1 o 4 kg di cocaina, ma vere e proprie spedizioni industriali: 450 kg di marijuana trattati in un colpo solo, o i 32 kg recuperati dai finanzieri nei pressi di Nettuno.

La provincia di Pescara fungeva da snodo strategico, mentre luoghi isolati come distributori di benzina dismessi diventavano i punti di smistamento per i corrieri. Ogni movimento era finalizzato a rimpinguare le casse della cosca Maiolo, consolidando il potere della 'ndrangheta vibonese sul territorio nazionale.