"Siamo amici con Jole da quasi un trentennio e con Matteo da tanti anni, sono davvero molto contento di essere un tratto di unione tra due rappresentanti nobili della politica nazionale". È allegro Nino Spirlì il giorno della sua nomina ad assessore della Regione Calabria. Sentito telefonicamente, il componente in quota Lega della Giunta Santelli - con deleghe alla cultura, all'artigianato, al commercio, alla legalità e alla sicurezza - ha risposto alle nostre domande giusto per qualche minuto in quanto, poco dopo, sarebbe arrivato a Germaneto per firmare l'accettazione e diventare ufficialmente parte dell'esecutivo regionale. È stato molto disponibile, salvo agitarsi un po' quando abbiamo tirato fuori, in conclusione, l'argomento "religione".

Con la presidente Santelli, è risaputo, siete amici di vecchia data. È stata proprio la Santelli a convincere Salvini oppure è stato lei a proporsi direttamente al leader della Lega?

La decisione di questa mia nomina è stata assolutamente di Matteo Salvini. Che ha deciso, chiaramente, dopo essersi consultato con i rappresentanti della Lega in Calabria. Io sono stato l’ultimo a saperlo, è stato lui stesso a chiamarmi. Il rapporto amicale che ci lega, di grande stima, affetto e fiducia reciproca, ha fatto si che la cosa partisse. Chiaramente Salvini si è poi confrontato con la Santelli e - a quanto mi dicono - è stata una gioia per l’uno e per l’altra. A prescindere dalla politica, infatti, siamo amici con Jole da quasi un trentennio e con Matteo da tanti anni. Sono davvero molto contento di essere un tratto di unione tra due forze politiche e tra due rappresentanti nobili della politica nazionale.

Ha un curriculum di tutto rispetto dal punto di vista della cultura, ma ci si potrebbe chiedere: cosa c’entra Nino Spirlì con il commercio e l’artigianato?

Beh l’artigianato è assolutamente parente stretto dell’arte e della cultura. Anzi oserei dire che l’arte è figlia dell’artigianato. Tutto quello che oggi può sembrare un gradino sotto in realtà è un gradino sopra. Per quanto riguarda il commercio, poi, è perché si tratta di una delega legata all’artigianato. Il commercio credo abbia necessità in questo momento di un rafforzamento, e artigiani e commercianti insieme formano una delle più importanti categorie che già dai tempi storici delle corporazioni andavano insieme, sono assolutamente imprescindibili.

Quali sono le prime cose da fare per risollevare le attività produttive calabresi?

La prima cosa da fare è ricordare ai calabresi che vivono in una regione meravigliosa, che sono i depositari di una storia e di una cultura millenaria che è varia, perché ci sono tante identità che convivono in Calabria: ogni goccia di sangue calabrese ne contiene 14, e sono una più importante dell’altra. Questa ricchezza bisogna assolutamente esportarla fuori dalla Calabria, a maggior ragione in questo momento di grande dramma che stiamo vivendo. Ci sarà bisogno di una ri-nascita, di una ri-proposizione, quindi l’arte, la cultura, l’artigianato, i commerci dovranno ricordare al mondo che la Calabria è il centro del Mediterraneo, perché noi siamo il centro del Mediterraneo.

Un'ultima cosa. Nel post che ha scritto su Facebook dopo la notizia della nomina ha ostentato apertamente il suo essere cattolico ("Invoco la Benedizione del Signore e mi affido alle amorevoli cure della Santa Vergine Immacolata. Accompagnatemi solo con le Vostre preghiere. Grazie. Dio Vi voglia bene"). Su questo è in piena sintonia con Salvini, si metterà anche lei - perdoni la battuta - a baciare il rosario sul palco, o preferisce separare potere politico e religione?

Guardi il rosario ce l’ho in tasca. Sul petto in tutte le foto che vede da anni c'è in evidenza uno scapolare della Madonna del Carmine che è fermato da una spilla dove è attaccato un reliquiario con dentro le reliquie della sorella di Santa Teresina di Lisieux. Io credo che non sia una questione di ostentare, è una questione di rappresentanza. I nostri nonni dicevano “ama Iddio chi vuole e lascia dir chi vuole”, per cui vergognarsi della propria fede, della fede delle nostre radici è molto più offensivo che perdere tempo a polemizzare. Lo ostento perché segno di appartenenza e identità. È come dire a un musulmano che non si può mettere in mezzo alla strada a pregare nelle ore della preghiera.

Assolutamente nessuna polemica, il punto della domanda, pensando a tutti i cittadini, è la separazione tra istituzioni e religione. Una separazione dell'istituzione che rappresenterà. Una separazione da quello che è l'assessore alla cultura della Regione Calabria in quanto istituzione.

Una separazione non può esistere tra potere politico e tutto il resto, perché siamo uomini, hanno chiamato un uomo vivente a rappresentare l’assessorato alla cultura, se avessero chiamato un manichino sarebbe stata un’altra cosa. Come istituzione sono un assessore alla cultura cattolico, praticante, omosessuale, di destra, alto, con la barba e i capelli grigi. Chi mi vuole mi accetta in questo modo e chi no può anche rifiutarmi, l’importante è che mi rispetti.