Minacciato dal parente dell'imputato al testimone, la Dda vuole vederci chiaro
Il proprietario del canile di Gioia Tauro, testimone nel processo "Atlantide" ha denunciato la "velata minaccia" a un suo dipendente
Una velata minaccia per la deposizione del testimone contro un imputato. Se non bastassero la miriade di invii di atti alla procura per false testimonianze, il processo “Atlantide” nella giornata di ieri ha riservato un nuovo colpo di scena. Il pm Giulia Pantano ha chiesto alla presidente della Corte d’assise di potere sentire come testimone Carlo Pulice e Domenico Sgarlato. Pulice, che è già stato sentito in aula nel corso delle scorse udienze, è il titolare del canile “Metauria”. Per l’accusa della procura distrettuale, l’imprenditore di Gioia Tauro è stato vittima per anni di estorsione da parte di Rocco Ivan Stillitano e di suo figlio Giuseppe, entrambi imputati nel processo.
La denuncia Sgarlato è un operaio che lavora al canile. Secondo quanto emerso, subito dopo la lunga deposizione di Pulice, nella quale il testimone aveva puntato il dito contro gli Stillitano, Sgarlato sarebbe stato avvicinato da un familiare degli imputati che avrebbe «minacciandolo velatamente» Pulice. Questi, appena venuto a conoscenza della vicenda avrebbe denunciato ai carabinieri di Gioia Tauro. Per questo motivo il pm ha chiesto di sentire entrambi per riferire in aula quanto Pulice ha denunciato.
Gli imputati Alla sbarra nel processo ci sono Biagio Guerrisi, Marcello Giacobbe, Rocco Ivan Stillitano, Giuseppe Stillitano ed Elio De Leo. Le accuse mosse dal pm Giulia Pantano sono, a vario titolo, quelle di associazione mafiosa, concorso in omicidio e tentato omicidio pluriaggravato, estorsione.
La Dda di Reggio Calabria ritiene di aver fatto luce su tre omicidi e un tentato omicidio che insanguinarono la città di Gioia Tauro nel lontano 2005. Nello specifico ci sono, al centro delle indagini, gli episodi riguardanti il delitto di Luciano Caridi, avvenuto l’undici gennaio del 2005, quello di Rocco Albanese detto “purvareda” del 14 marzo del 2005; e ancora l’omicidio di Pietro Giacobbe, consumato il 12 maggio dello stesso anno. Infine, il tentato omicidio di Santo Antonio Bagalà, avvenuto sempre il 12 maggio 2005. Sarebbe stata quindi, ricostruita la “mattanza gioiese” che in quell’anno esplose in tutta la sua efferatezza con numerosi fatti di sangue.
