’U SCHIAVAREDU | Dalla leggenda alla storia del titolo mariano di Michele Furci
Ecco il nuovo libro che ricostruisce la storia della liberazione di 'U Schiavaredu, da cui nasce nel IX secolo il Titolo della Madonna della Catena di Dinami (VV).
Si tratta del periodo in cui imperversavano le incursioni saracene sulle coste calabresi.
Dalla ricostruzione contenuta nel libro, finalmente emerge con dovizia di notizie storiche quanto avvenne nelle contrade intorno alla costa che va da Nicotera, Tropea, Vibona, Pizzo Calabro e l’entroterra che si estendeva anche nelle terre di Soreto.
Dinami prima di quell’evento straordinario, verificatosi intorno all’anno 981, era naturale che prendesse il nome dal toponimo del fiume Torno. Proprio lungo le sponde del fiume, intorno al 552, i reduci del generale Belisario avevano trovato rifugio e si erano messi a lavorare con il tornio l’abbondante argilla del territorio. In quel luogo tutto cambiò a seguito dell’evento prodigioso, verificatosi con il miracolo della liberazione dello Schiavaredu, ovvero con l’intervento miracoloso della Vergine Maria, che ha spezzato le catene dello schiavetto e di quanti erano incatenati con lui dopo essere stati assaliti da un gruppo di Saraceni Arabi.
Il popolo atterrito dalla furiosa razzia, non avendo alcuna possibilità di scampo, con le mani alzate si era messo ad invocare la Vergine Maria, della cui gloria avevano saputo da poco tempo grazie all’arrivo nella Valle del Marepotamo di alcuni gruppi di monaci basiliani. Fu a quel punto, in base al racconto popolare che si è tramandato sino ai nostri giorni, che inaspettatamente il cielo si oscurò al punto che tutti, predatori e prigionieri, rimasero impietriti e nel mezzo dell’oscurità comparve una scia luminosa con una bolla splendente dentro la quale comparve la Vergine Maria con in braccio il Bambino Gesù. Senza toccare mai terra, avanzando decisa, Maria si avvicinò al gruppo dei giovani in catene sfiorando il primo di loro, ‘U schiavaredu che, appena si mosse per seguire d’istinto la signora che proseguiva trionfante, fu investito dalla Sua luce e con strepito le sue catene, e quelle dell’intero gruppo che era a lui legato, si spezzarono fra l’incredulità di tutti. I Saraceni, sbalorditi da tale miracolo, scapparono lungo il sentiero che costeggiava l’altro fiume Melanda, lasciandosi alle spalle per sempre il Casale del Torno e quanto avevano razziato con i giovani in precedenza incatenati.
La popolazione che in quel periodo abitava il luogo aveva origini prevalentemente greche e, ripresasi dallo stupore, a quel punto con una sola voce si mise ad esclamare: Dynámeis! Aghia Dunamis! Da quel momento perciò, giacché si manifestò la Santa Potenza celeste, gli abitanti hanno annodato imperituri i propri destini alla Vergine Maria della Catena e li hanno legati per sempre anche a quanti hanno avuto la fortuna successivamente di avere i natali o avranno la possibilità di baciare quel sacro suolo. Così sulla facciata del Santuario hanno tramandato il motto “Solve Vincla Reis”, poiché memori delle catene che spezzasti e della salvezza che hai riservato ai nostri figli ci chiameremo d’ora in poi dinamesi. In questo luogo sarai per sempre venerata come “Maria SS. Della Catena di Dinami”.
Grazie alle tracce indicate da un antico racconto popolare dinamese e alle immagini immortalate nella stampa realizzata a Napoli nel 1667 e nel gruppo statuario realizzato dai maestri scultori Domenico e Fortunato De Lorenzo di Garopoli tra il 1789 e il 1812, si sono potute completare altre ricerche storiche. Si sono aggiunti in tal modo gli ultimi tasselli ricavabili dalla macro storia, pervenendo alla stesura di questo libro. Con l’avvio della venerazione prese il via anche la tradizione del pellegrinaggio e poi, per via delle incursioni barbare riprese nel XVI secolo, si comprende il perché dell’espansione del culto in tantissimi paesi della Calabria. Essa si manifesta con la titolazione di cappelle e chiese alla Madonna della Catena in ogni dove del territorio. Il libro, oltre alla presentazione dell’attuale Rettore del Santuario don Rocco Antonio Suppa e l’introduzione dell’autore, si sviluppa: nel Capitolo I, che tratta la storia de “I reduci del generale Belisario e dell’insediamento nella Valle” dopo la fine della guerra gotica-greca, avvenuta tra l’anno 535 e il 553; nel Capitolo II, riguardante “Le Conquiste Saracene Arabe in Calabria”; nel Capitolo III, che tratta de “I Basiliani nella Valle del Mesima e del Marepotamo e i loro contatti esterni alla boscaglia esistente sulla loro riva sinistra; nel Capitolo IV, che parla della “Cristianità preesistente e delle nuove venerazioni basiliane”; nel Capitolo V, che ricostruisce la storia de “I Saraceni a Mileto dal 945 al 1025 e delle incursioni nella Valle del Marepotamo; nel Capitolo VI, con “Il Racconto Popolare tramandato oralmente in Dinami”; nel Capitolo VII, che descrive “La Liberazione dello Schiavaredu”; nel Capitolo VIII che parla della “Missione di Maria Vergine e Madre di Gesù”; nel Capitolo IX, che testimonia “La Liberazione dello Schiavaredu nel Trittico Settecentesco” della statua della Madonna della Catena di Dinami; nel Capitolo X che ricorda “Le Incursioni del XVI secolo che rinsaldano la fede Mariana”; e infine nel Capitolo XI, con cui si spiega perché “Il Titolo Mariano dinamese nasce nel IX Secolo”.
