Un milione di euro del Fondo giustizia alla 'ndrangheta: indagine della Procura (NOMI e DETTAGLI)
La Direzione distrettuale antimafia indaga su un'operazione che avrebbe puntato a sbloccare somme confiscate nell'ambito di un procedimento penale
Un presunto tentativo di ottenere la restituzione di quasi un milione di euro custodito nel Fondo unico giustizia è al centro di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Le indagini riguardano un dipendente dell'ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale, accusato di aver predisposto una procedura finalizzata allo svincolo di denaro sottoposto a confisca definitiva.
L'indagine, coordinata dalla Procura di Milano, ipotizza i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico, contestati anche con l'aggravante di aver favorito interessi riconducibili alla criminalità organizzata.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al centro della vicenda vi sarebbe una richiesta di restituzione di circa 980mila euro appartenenti al Fondo unico giustizia, alimentato anche dalle somme derivanti da sequestri e confische disposte nell'ambito di procedimenti penali.
L'uomo finito sotto inchiesta, 55 anni, avrebbe lavorato per lungo tempo come autista al servizio dei magistrati del Palazzo di giustizia milanese. Nel corso degli anni avrebbe assunto anche incarichi amministrativi, ottenendo l'accesso ai sistemi informatici e alla documentazione relativa alla gestione delle somme sequestrate e confiscate. Proprio di recente aveva conseguito, attraverso concorso, la qualifica di operatore giudiziario.
L'episodio contestato risale alla metà di luglio, quando sarebbe stata trasmessa, attraverso il sistema informatico, una richiesta di restituzione delle somme senza il presunto necessario provvedimento autorizzativo del giudice. Il denaro, secondo l'ipotesi investigativa, sarebbe dovuto essere accreditato a un uomo residente a Reggio Calabria, già condannato in via definitiva in un procedimento per favoreggiamento della latitanza di un esponente di primo piano della 'ndrangheta.
Per gli inquirenti, proprio questo collegamento rappresenta uno degli elementi alla base della contestazione dell'aggravante mafiosa, ipotizzando che l'operazione avrebbe potuto favorire indirettamente interessi riconducibili all'organizzazione criminale.
Il piano, tuttavia, non sarebbe andato a buon fine grazie ai controlli effettuati da Equitalia Giustizia. I funzionari, insospettiti dall'assenza della documentazione ritenuta necessaria per autorizzare lo svincolo del denaro, hanno bloccato la procedura e segnalato l'anomalia agli uffici competenti, consentendo l'avvio immediato delle indagini.
Su disposizione della Procura, i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria hanno quindi eseguito una perquisizione nell'ufficio utilizzato dall'indagato all'interno del Palazzo di giustizia, sequestrando documentazione, fascicoli cartacei e il computer in uso al dipendente.
Gli investigatori stanno ora analizzando il materiale acquisito e verificando numerose pratiche amministrative per accertare se possano essersi verificati altri episodi analoghi nella gestione delle richieste di restituzione delle somme custodite nel Fondo unico giustizia. L'obiettivo dell'inchiesta è stabilire se il caso rappresenti un episodio isolato oppure l'esistenza di eventuali ulteriori irregolarità.
