Tentate rapine e violazione "domiciliari", Tribunale dispone carcere per un vibonese
Svolta nelle indagini sui preparativi di una rapina ai danni del Brico e di un tabacchino. Le comunicazioni di reato dei carabinieri portano i giudici a rispedire in carcere un 38enne
di GIUSEPPE BAGLIVO
C'è un sospettato per la tentata rapina al Brico di Vibo e ad un tabacchino sulla Statale 18. Nessuna accusa specifica, ma il Tribunale collegiale di Vibo Valentia ha accolto la richiesta, avanzata dalla Procura, di applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti di Antonio Profeta, 38 anni, di Vibo Valentia, che si trovava agli arresti domiciliari poichè arrestato il 29 luglio scorso dalla Squadra Mobile in quanto ritenuto responsabile del reato di rapina aggravata. Reato per il quale il 7 gennaio scorso è stato condannato dal Tribunale di Vibo alla pena di 4 anni ed 8 mesi di reclusione. Ed è stato proprio il Tribunale Collegiale presieduto da Lorenzo Barracco, a latere i giudici Adriano Cantilena e Graziamaria Monaco, a rispedire in carcere Antonio Profeta revocando la misura degli arresti domiciliari già disposta.

I sospetti sulle tentate rapine e Profeta. E' lo stesso Tribunale nel proprio provvedimento a spiegare che l'individuo ritratto nelle immagini della videosorveglianza di alcuni esercizi commerciali posti in via Nazionale lungo la Statale 18 è "senza dubbio" Antonio Profeta che si è allontanato dalla propria abitazione in cui si trovava agli arresti domiciliari, senza la preventiva autorizzazione dell'autorità giudiziaria, in data 25 febbraio. Dalla comunicazione della notizia di reato ad opera dei carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia e dagli altri atti della polizia giudiziaria emerge in particolare, ad avviso dei giudici, che il 25 febbraio scorso i carabinieri giungevano in via Nazionale a Vibo Valentia allertati dal titolare di una tabaccheria che aveva notato, per il secondo giorno consecutivo, un soggetto aggirarsi con fare sospetto nei pressi della sua rivendita. Giunti sul posto, i carabinieri apprendevano inoltre dal titolare del limitrofo esercizio commerciale "Briko Ok" che un individuo con un giubbotto verde ed un ombrello marrone a copertura del volto si era intrattenuto qualche minuto dinanzi al predetto negozio, allarmando così il titolare, e si era poi allontanato, percorrendo la stradina interpoderale che collega via Nazionale con contrada Vaccaro.

Le risultanze investigative vagliate dal Tribunale. I giudici nel provvedimento di aggravamento della misura sottolineano quindi che nel percorrere a piedi il medesimo tragitto di strada, i carabinieri rinvenivano, abbandonati sul terreno fangoso, un ombrello marrone ed una busta bianca contenente un passamontagna, dei guanti ed una pistola giocattolo priva di tappo rosso. I carabinieri giungevano poi in contrada Vaccaro, dove abita Profeta, che vedevano al balcone di casa con addosso un giubbotto verde. I militari dell'Arma, quindi, salivano in casa del Profeta, che trovavano scalzo, e procedevano a perquisirne l'abitazione. All'esito della perquisizione, i carabinieri trovavano un paio di scarpe da uomo bianche e viola completamente infangate e con residui di erba attaccati ad esse, un giubbotto verde ed una tuta di colore blu con scritte celesti marza Onze. Dalle immagini della videosorveglianza di un ristorante della zona, situato in prossimità del tabacchino, si vedrebbe inoltre l'arrivo in via Nazionale, dalla strada interpoderale di contrada Vaccaro, di un soggetto con una busta bianca in mano, un ombrello scuro, un giubbotto verde e delle scarpe bianche e viola, vestito con una tuta marca Onze blu con scritte celesti: "tale individuo - scrive il Tribunale - dopo aver sostato qualche minuto nei pressi del Briko Ok ripercorreva infine lo stesso tragitto in senso inverso".

Le conclusioni dei giudici. Per il Collegio, quindi, appare "evidente come il materiale ritrovato in casa di Profeta - le scarpe infangate, il giubbotto verde e la tuta blu - corrisponda esattamente a quello indossato dall'uomo avvistato dal titolare del Brico Ok ed immortalato dalle telecamere. Tale individuo, attesa anche l'incapacità del Profeta di giustificare il ritrovamento in casa sua delle scarpe infangate, deve ritenersi fosse proprio lo stesso Profeta, che dunque si è allontanato dalla propria abitazione senza aver ottenuto - nè tantomeno chiesto - alcuna autorizzazione in tal senso all'autorità giudiziaria". Per tali motivi, il Tribunale ha deciso di rispedire in carcere Antonio Profeta non solo perchè non sono state addotte le ragioni che avrebbero potuto giustificare l'allontanamento dall'abitazione senza che si potesse tempestivamente dare avviso almeno all'autorità preposta ai controlli, ma addirittura - sottolinea il Tribunale presieduto dal giudici Lorenzo Barracco - perchè essa sembrerebbe sia stata finalizzata alla commissione di un reato, probabilmente una rapina.

Ciò è lecito desumere - evidenziano i giudici - dal materiale ritrovato abbandonato nei campi che collegano la via Nazionale con l'abitazione di Profeta, ossia un passamontagna ed una pistola giocattolo priva di tappo rosso: tali oggetti erano in possesso dell'individuo ritratto nelle immagini della videosorveglianza, senza dubbio il Profeta, ed appare ben più che verosimile che essi sarebbero potuti essere impiegati per il fine delittuoso della rapina". Antonio Profeta, inoltre, non è nuovo "alla commissione di fatti di questo genere", essendo già stato condannato per rapina aggravata, e quindi non vi sono per il Tribunale misure alternative rispetto alla detenzione carceraria, così come richiesto dal pubblico ministero. Antonio Profeta, che è stato pertanto riportato in carcere, è difeso dagli avvocati Antonio Porcelli e Salvatore Sorbilli.
Antonio Profeta era già stato condannato a gennaio per rapina come riferito nell'articolo che postiamo qui: Rapina a Vibo 6mila euro a pensionato, condannato a 4 anni e 10 mesi (LEGGI QUI)
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