Osservatorio Findomestic: salgono i consumi delle famiglie calabresi
Le stime registrano un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente della spesa complessiva dei calabresi, ma è vera ripresa?
di ALESSANDRO DE SALVO
Nella nostra Regione il quadro macroeconomico è meno sfavorevole che in passato. Si arresta la caduta del Pil e, a causa del decremento demografico, il reddito pro capite sale dello 0,8%. A trainare quest’accenno di ripresa i consumi in beni durevoli, cresciuti del 4,1%. In particolare l’acquisto di auto nuove registra una variazione positiva del 20,3%. I dati regionali riflettono parzialmente quelli nazionali considerando che la nota di aggiornamento del Def (documento di economia e finanza) stima un Pil nazionale in crescita dello 0,9% grazie proprio all’incremento della domanda interna.
È vera ripresa? E’ utile soffermarsi sull’analisi dei dati sopracitati per cercare d’intuire se la timida ripresa in atto possa consolidarsi e dare avvio ad una robusta fase di crescita economica. Purtroppo i segnali di cui disponiamo non depongono in tal senso. Negli anni precedenti abbiamo assistito in Italia, esponenzialmente nel Sud Italia e particolarmente in Calabria, ad un continuo e significativo deterioramento dei principali parametri macroeconomici: il crollo dei consumi ha spinto fortemente al ribasso il Pil e con esso l’occupazione. Ora effettivamente assistiamo ad una ripresa dei consumi, ma soprattutto di quelli in beni durevoli. Quest’ultimi sono per definizione quei beni che possono essere utilizzati più volte poiché non si deteriorano rapidamente tipo: autovetture, apparecchi elettronici, mobilio eccetera. È facile intuire che gli italiani dopo anni di sacrifici e di minori consumi abbiano attinto ai propri risparmi per soddisfare esigenze non più procrastinabili. Un dato su tutti: secondo l’Abi la raccolta bancaria segna a Novembre 2015 una diminuzione di circa 27 miliardi rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.
Come rafforzare il trend positivo? È fondamentale sostenere e rafforzare la pur timida ripresa in atto con un’adeguata politica fiscale: occorrono incentivi fiscali ed un robusto piano di investimenti pubblici. Il Governo, con la legge di stabilità, ha utilizzato tutti i margini di flessibilità previsti dalla normativa europea, facendo non poco storcere il naso ai tecnocrati di Bruxelles. Tuttavia non è abbastanza. L’economia oggi ha bisogno di condizioni di liquidità che richiedono un intervento pubblico ancora più cospicuo.
