Vibo Valentia è una smart city? La risposta appare scontata: tra mancanza di trasporto pubblico, infrastrutture carenti e servizi di pessima qualità, la provincia vibonese non è certo il primo esempio che viene in mente quando si parla di sostenibilità. A metterlo però nero su bianco è il report annuale Smart City Index di EY, che ha stilato la classifica delle province italiane più sostenibili basandosi sul loro sviluppo in termini di reti e infrastrutture, e misurando la loro capacità di innovare e offrire servizi di qualità ai propri cittadini.

La classifica. Trento è la città più sostenibile d'Italia (grazie a trasporti, energia e ambiente), seguita da Torino, Bologna, Mantova e Milano. L'ultimo posto va a Crotone, anticipata da Catania e L'Aquila. E Vibo? 100° posto su 109, e penultima città calabrese. Cosenza si piazza infatti al primo posto tra le province della regione, con un 56° posto a livello nazionale. Seguono Catanzaro (65°) e Reggio Calabria (68°).

Divario tra Nord e Sud. "Da diversi anni le città nel nostro Paese si stanno evolvendo in maniera sensibile verso la sostenibilità, attivando diverse iniziative per essere a basso impatto ambientale, favorire la mobilità sostenibile e ridurre fenomeni come l'inquinamento atmosferico e il congestionamento del traffico", commenta Andrea D'Acunto, Mediterranean Government and Public Sector Leader di EY. "È presente tuttavia ancora un grande divario con le città del Sud, ad eccezione di Lecce e Bari che si collocano tra le prime 50 nella classifica dedicata al tema della sostenibilità".

Gli indicatori. Per stilare la classifica sono stati utilizzati tutti gli elementi inerenti al tema delle cosiddette "smart city". Si va dalla gestione di reti e infrastrutture alla sostenibilità ambientale. Nello specifico si parla di: copertura adsl, hotspot Wi-fi, trasporto pubblico e mobilità alternativa. Ma anche di verde urbano, della gestione dei rifiuti e della rete idrica. Senza tralasciare l'importanza della cultura (sistema bibliotecario, informazioni online su monumenti e musei), la gestione digitale degli uffici pubblici (presenza di piattaforme per la segnalazione di emergenze, per la partecipazione alle scelte amministrative, di call center, canali whatsapp o telegram) e anche la sostenibilità all'interno dell'ambito sanitario (prenotazione, pagamento ticket e scelta del medico di medicina generale via web, accesso al fascicolo sanitario elettronico, referti online).

La situazione di Vibo. Il territorio vibonese manca di tutta una serie di servizi. Non si può certamente competere sul piano, ad esempio, degli acceleratori e incubatori di start-up. Ma il problema è ancora più a monte. Gli eventi culturali sono ridotti all'osso e sono ormai parecchi anni che la città manca di un teatro. Di piste ciclabili neanche l'ombra, se non piccoli pezzi qua e là come ad esempio in prossimità del parco urbano. Gli spazi pedonali sono, ormai, ad un livello tale che - quasi per rassegnazione - non viene neanche più avanzata la richiesta che piazza "Municipio" ritorni isola pedonale. Strade piene di buche e trasporto pubblico inesistente. Il Comune, con un secondo dissesto ormai alle porte, può sicuramente fare poco. Ma quel poco, soprattutto quando a costo zero, perché non metterlo in pratica? E soprattutto, quanto i cittadini vogliono fare per rendere la propria città un luogo migliore? In fondo non si chiede troppo: basterebbe, per dirne una, iniziare a preoccuparsi di fare bene la raccolta differenziata.