"Non hanno commesso il fatto" e per questo sono stati assolti Pasquale e Nicola Bonavota, di 46 e 44 anni, ritenuti elementi di spicco dell'omonima cosca di Sant'Onofrio, nell'ambito del processo in Corte d'Assise d'Appello, scaturito dall'operazione "Conquista". In primo grado, erano stati condannati al carcere a vita.  La Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro (presidente Francesca Garofalo, consigliere Domenico Commodaro) ha confermato la sentenza di primo grado (ergastolo) nei confronti di Domenico Bonavota, 41 anni, fratello di Pasquale e Nicola, considerato il capo dell’ala militare del clan. Rideterminata invece la pena (30 anni di reclusione) per Onofrio Barbieri, 40 anni, anch'egli di Sant'Onofrio che in primo grado aveva rimediato l'ergastolo. Trent'anni di carcere anche per Francesco Salvatore Fortuna, di 40 anni. La Corte ha poi ridotto a quattro mesi la condanna per il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi (due anni e 4 mesi in primo grado). Confermata la pena a quattro anni di reclusione, infine, per Vincenzino Fruci di Curinga, Giuseppe Lopreiato e Domenico Febbraro di Sant’Onofrio. Gli imputati rispondevano a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, ricettazione; estorsione, danneggiamento e detenzione di armi. Al centro della duplice inchiesta l'omicidio di Raffaele Cracolici, boss di Maierato ucciso il 4 maggio del 2004 in località “Speziale” di Pizzo e quello di Domenico Di Leo, avvenuto il 12 luglio del 2004 a Sant’Onofrio.