Armi, munizioni e sostanze stupefacenti nascoste all'interno di un garage. Sgominata una banda dedita al traffico e allo spaccio di droga. Sfuggita alla cattura una quinta persona

Operazione anti-droga a Gioia Tauro. Gli agenti della Squadra mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di polizia hanno arrestato quattro persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di diversi episodi di cessione di droga e reati in materia di marmi. In manette sono finiti Vincenzo Condello, 25 anni, Salvatore Infantino 29 anni, Francesco Iannì, 36 anni e Vincenzo Saverino 23 anni, tutti di Gioia Tauro.

controlli-poliziaLe accuse. I provvedimenti sono stati richiesti dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria a conclusione di articolate indagini ed emessi dal Gip del tribunale reggino.  A Salvatore Infantino, gli inquirenti, attribuiscono il ruolo di capo e direttore dell'associazione con l'aggravante di aver avuto nella propria disponibilità anche delle armi. Insieme a Condello gli viene contestato infatti il reato di detenzione e porto abusivo in luogo pubblico di una pistola.  Francesco Iannì, Salvatore Infantino e Vincenzo Saverino, sono accusati di aver ceduto 250 grammi di cocaina ad un acquirente, confezionata in due sacchetti (in data 10 aprile 2015). Altri quantitativi imprecisati di sostanza stupefacente venivano ceduti, secondo gli inquirenti, in diverse circostanze a terzi acquirenti tra il marzo e l'aprile del 2015.

Le indagini - condotte dal Commissariato di Polizia di Gioia Tauro e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria nel periodo che va da novembre 2014 a maggio 2015 - hanno consentito di ricostruire la struttura di un presunto sodalizio criminale ritenuto dedito al traffico di sostanze stupefacenti, con base operativa nel comune della Piana; di individuare i componenti dell'associazione, con l'attribuzione specifica di ruoli e compiti; nonché di contestare alcuni reati in materia di armi.

L'attività investigativa - avviata per far luce sulla scomparsa di un giovane di Gioia Tauro (Maurizio Mammoliti), di cui si erano perse le tracce il 30 ottobre del 2014 - si incentrava ben presto sulla figura di Vincenzo Condello, cognato del soggetto scomparso, e su altri soggetti frequentati dallo stesso, ovvero, Infantino, Iannì e Saverino, attivi nel settore del narcotraffico.

Laboratorio della droga. Le attività di intercettazione disposte dalla Dda di Reggio Calabria nel corso delle indagini, portavano alla luce l'esistenza di un'organizzazione criminale dedita in maniera stabile e professionale alle attività di cessione di sostanze stupefacenti di vario genere, dall'hashish alla cocaina, che utilizzava come base operativa per gli incontri con gli acquirenti più fidati, un garage ubicato nel comune di Gioia Tauro. Secondo quanto riferito dagli investigatori, all'interno di detto immobile, i membri della consorteria criminale nascondevano armi e munizioni, nonché quantitativi di droga destinati alla cessione agli acquirenti, per come risulta dalle riprese effettuate dalle telecamere autorizzate nel corso delle indagini.

controlli-polizia-2Operazione Panda. I sequestri di droga (250 grammi di cocaina in una circostanza e 308 grammi di cocaina nell'altra), operati dagli investigatori della Polizia di Stato in due circostanze, ovvero il 10 e l'11 aprile 2015, a carico di due acquirenti, immediatamente dopo la cessione presso il sito di interesse, in combinazione con il rinvenimento, effettuato a seguito di una perquisizione nel garage, di bilancini di precisione e diluenti per la cocaina, corroborava l'assunto che il sito monitorato, nella piena ed esclusiva disponibilità degli indagati, fosse un vero e proprio laboratorio, munito di tutta la strumentazione necessaria per la preparazione delle dosi e per il loro confezionamento, nonché un "esercizio commerciale", avente quale oggetto sociale lo spaccio all'ingrosso dello stupefacente. All'interno dell'organizzazione, i ruoli tra sodali erano interscambiabili, atteso che ciascuno aveva possibilità di accedere al sito e di incontrare i clienti ritenuti di particolare affidabilità. Per raggiungere la base operativa dell'organizzazione, i sodali utilizzavano delle Fiat Panda. Da qui il nome dell'operazione. Un quinto soggetto è attivamente ricercato.