Tre i proscioglimenti formulati oggi in aula dal pubblico ministero Graziella Viscomi sulla presunta gestione clientelare all'interno dell'ex Ente in house della Regione

Tre non luogo a procedere e nove richieste di rinvio a giudizio. Il pubblico ministero Graziella Viscomi oggi ha chiesto al gup del Tribunale di Catanzaro Giovanna Gioia di mandare a processo Pasqualino Ruberto ex presidente della fondazione Calabria Etica; Vincenzo Caserta, già dirigente generale reggente del dipartimento "Sviluppo economico, Lavoro, Formazione e Politiche sociali; Michele Parise, Patrizia Nicolazzo e Maria Francesca Cosco, presidente e componenti della commissione selezionatrice del progetto "Piano di comunicazione istituzionale"; Antonello Catanese, Domenico Pisano, Maurizio Scerra, membri del collegio dei revisori dei conti della fondazione; Caterina Ferrante, amministratore unico e legale rappresentante della Crc Consulting. Mentre ha invocato il non luogo a procedere per Tadiana Gabriele, Sonia Libico, Ulisse Mancari.

L'inchiesta. Tutti e dodici finiti nell’inchiesta sulla presunta gestione illecita di Calabria Etica, illeciti che avrebbero consentito di fagocitare all’interno dell’ente in house della Regione Calabria una miriade di assunzioni, rispondono a vario titolo di peculato e abuso di ufficio.  Si ritornerà in aula il prossimo 29 settembre, giorno in cui le difese avanzeranno eventuali richieste di rito alternativo e si procederà a calendarizzare le udienze per le discussioni. La Commissione, secondo le ipotesi di accusa, avrebbe violato tutta una serie di disposizioni normative e costituzionali con la complicità dell’ex leader di Calabria Etica, favorendo ingiustificatamente alcune persone piuttosto che altre.  Sotto la lente di ingrandimento l’assunzione di una fitta rete di collaboratori effettuate anche a fini clientelari a ridosso delle elezioni al Consiglio regionale e delle amministrative comunale del 2015 di Lamezia Terme, dove Ruberto, era candidato a sindaco. Peculato e diverse ipotesi di abuso di ufficio sono i reati contestati a carico dell’ex leader di Calabria etica che gli sono costati un sequestro di oltre 361mila euro, mentre Caserta che risponde solo di abuso di ufficio si è visto notificare una richiesta di interdizione dai pubblici uffici, bocciata poi dal gip, perché nel frattempo si era dimesso dal suo incarico. (ga. pa.)