Un grido di aiuto, una richiesta di ascolto e di dignità. È quello che arriva da Longobardi, piccola frazione di Vibo Valentia, dove Francesco Domenico Antonio Sicari, fedele colpito da ictus, ha deciso di scrivere direttamente al Vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, per denunciare una situazione che lo ha profondamente ferito.

Nella sua lettera, inviata tramite mail, Sicari racconta la propria esperienza: “Da come Lei, Eccellenza, mi insegna che nessuno può rifiutare i Sacramenti alle persone specie con disabilità, purtroppo è triste constatare che ad agosto i portatori di handicap non possono ricevere il sacramento della comunione. Purtroppo è quello che succede in un paesino del Vibonese, Longobardi”.

Il fedele richiama il ruolo della Chiesa e dei sacerdoti, sottolineando che “l’Eucaristia è un sacramento, e la sua ricezione non dipende dalla stagione o dalla presenza di una disabilità”. Per chi non può partecipare alla Messa, scrive Sicari, esiste la possibilità che il sacerdote porti la comunione a domicilio o in ospedale, così da garantire l’assistenza spirituale a chi ne ha bisogno.

Una richiesta semplice ma essenziale: non essere dimenticati. “Il ruolo del sacerdote è quello di assistere i fedeli, inclusi quelli con disabilità, nel loro cammino di fede e nel ricevere i sacramenti”, ricorda ancora Sicari, chiedendo al presule di prendere in considerazione la sua voce: “Non mi vedo considerato forse perché sono un disabile, spero di essere preso in considerazione”.

Il caso apre inevitabilmente un dibattito che va oltre i confini della piccola comunità di Longobardi, toccando il tema universale dell’inclusione e dell’attenzione ai più fragili. La Chiesa, infatti, nel suo magistero insiste da tempo sulla necessità di non escludere nessuno dall’accesso ai sacramenti, ribadendo che la disabilità non può e non deve mai diventare un ostacolo.