Comune Vibo, le commissioni consiliari si fanno al mattino e l'ente (in dissesto) paga doppio
Oltre mezzo milione all’anno per mantenere una macchina che produce pochissimo. Basterebbe leggere i verbali delle sedute di molte commissioni per rendersene conto. E già. Perché proprio nelle commissioni si gioca la parte più importante della partita per arrivare a conseguire il gettone di presenza che vale quasi mille euro al mese, 929 euro per l’esattezza. Diverse le questioni aperte che passano per lo più inosservate all’opinione pubblica. Una su tutte: le commissioni si tengono sistematicamente al mattino. Pochissime sono le riunioni pomeridiane nel corso dell’anno. Sarà un caso? A pensar male si fa peccato, diceva qualcuno, ma spesso ci s’azzecca. Proviamo a riflettere: tenendo le commissioni in orario di lavoro qualcuno evita di prestare di servizio, dovendo partecipare - magari solo per scaldare la sedia – alla sessione di lavori. E oltre al danno per l’ente di appartenenza, c’è la beffa per il Comune. Perché non tutti sanno che palazzo “Luigi Razza” in tali circostanza paga contestualmente al gettone di presenza al consigliere anche il datore di lavoro pubblico o privato che continua ad elargirgli lo stipendio. L’eletto può assentarsi, infatti, esibendo una semplice giustificazione.
L'attività. E se l’attività langue all’interno delle commissioni, bisogna dire però che gli eletti non intendono andare facilmente in ferie. Così, spingendosi anche oltre i tempi previsti in Parlamento per l’interruzione estiva, il Consiglio comunale della città capoluogo è pronto a rimanere “operativo”, si fa per dire, fino ad oltre il 10 agosto. L’Aula chiuderà i battenti dal 13 agosto. Voglia di lavorare? Macchè! Ci si spinge fino a quella data per raggranellare più gettoni possibili nella corsa al tetto massimo da 929 euro. E facendo gli straordinari, ci si può riuscire, o comunque arrivarci molto vicino. Difficilmente i numeri sfuggono ai “ragionieri” che decidono queste cose per evitare di perdere quello stipendiuccio necessario a portare avanti la baracca.
Cambi di casacca. Ecco perché il sindaco, seppur con una maggioranza che non può nemmeno tanto definirsi tale, rischia pochissimo. C’è gente pronta a cambiare casacca decine di volte pur di rimanere attaccato allo scranno. Lo sanno bene i leader di maggioranza e opposizione che, in più circostanze, hanno espresso il proprio rammarico rischiando di lasciarci le penne e vedersi dimezzato il gruppo. Tant’è che un sindaco a capo di una minoranza, senza andare troppo per il sottile, continua a nominare assessori.
I distinguo. Non è mai opportuno fare di tutte le erbe un fascio. L’andazzo a palazzo Luigi Razza è quello appena descritto, ma vi sono coloro i quali nel tempo hanno provato a distinguersi, in nome della trasparenza, prima ancora che della razionalizzazione della spesa, fondamentale per un Comune che rischia - e forse ha solo rinviato – la dichiarazione di un nuovo dissesto finanziario. Correva il dicembre 2015 ed era appena iniziata l’attuale consiliatura quando l’opposizione dem, al tempo capeggiata da Antonio Lo Schiavo, propose un ordine del giorno che andava in una direzione nuova e per certi aspetti rivoluzionaria. Lo Schiavo ed altri esponenti dell’allora Pd provocarono l’Aula su una tematica molto delicata: proposero che tutte le riunioni delle commissioni consiliari - salvo quelle che devono rimanere chiuse per la natura degli argomenti trattati – fossero rese pubbliche, addirittura registrate e messe a disposizione dei cittadini, mediante il sito internet del Comune. Una battaglia in tal senso, con risultati leggermente migliori, venne combattuta pure dal Forum delle associazioni sui verbali delle sedute medesime.
Le dirette streaming. In questo modo le persone, in effetti, avrebbero potuto controllare più facilmente quello che i consiglieri dicevano e proponevano nel corso di riunioni talvolta utili solo ad aggiornare la trattazione degli argomenti oggetto di disamina. La discussione venne rinviata e poi affossata. Stessa sorte per la diretta streaming delle commissioni, anch’essa bocciata dalla maggioranza degli eletti. Alla faccia della trasparenza!
