Antonio Zuliani non sarebbe "pienamente credibile" e le dichiarazioni rese agli inquirenti "in parte contraddittorie" e "in parte smentite dagli accertamenti investigativi operati". E' quanto scrivono i giudici del Tribunale del Riesame di Catanzaro nelle motivazioni depositate questo oggi relative al provvedimento di scarcerazione adottato nei confronti di Saverio Ramondino lo scorso 25 luglio. Al centro della vicenda l'omicidio di Francesco Fiorillo, ucciso il 15 dicembre del 2015 nella frazione Longobardi di Vibo Valentia con almeno otto colpi d'arma da fuoco.

Ramondino era stato arrestato insieme ad Arcangelo D'Angelo dalla Squadra Mobile di Vibo lo scorso febbraio e accusato di essere uno degli esecutori materiali del delitto. Ad incastrarli erano stati le dichiarazioni fornite agli inquirenti proprio da Antonio Zuliani, 27 anni anche lui di Piscopio e già condannato dal gup del Tribunale di Vibo a 14 anni di reclusione. I giudice del Riesame lo scorso mese di luglio avevano accolto le argomentazioni presentate dall'avvocato Francesco Sabatino che aveva puntato proprio sull'inattendibilità di Zuliani. Nelle motivazioni i giudice del Riesame hanno quindi ribadito la "non piena credibilità dello Zuliani il quale con riferimento al proprio contributo nell’omicidio ha reso dichiarazioni in parte contraddittorie e in parte smentite dagli accertamenti investigativi operati”. Anche gli ulteriori elementi investigativi a carico del Ramondino “sono stati scrutinati dalla Corte di Cassazione che con motivazione che questo collegio condivide ha escluso la rilevanza degli stessi in termini di autonomo indizio”.

Saverio Ramondino, 26 anni di Vibo, già noto alle forze dell'ordine, potrà dunque affrontare il processo a piede libero avendo il Riesame escluso la gravità indiziaria rispetto alla sua posizione. Sarà processato con rito abbreviato, unitamente ad Arcangelo Michele D'Angelo, 29 anni di Piscopio. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 8 ottobre.