A difendere l'ex soprintendente soltanto il sindaco di Soriano Calabro, il centro delle Preserre dove diversi ritrovamenti di età medievale sono stati destinati nello scorso febbraio 

Il fronte si fa sempre più "caldo". Sui reperti “spediti” da Vibo a Soriano si accendono gli animi. Inevitabile lo scontro tra campanili, mentre emergono nuovi dettagli che chiariscono le ragioni di una delibera adottata hic et nunc dalla giunta del capoluogo, dopo la “denuncia” della Gazzetta del Sud. A far discutere è il verbale di consegna della ex soprintendente Maria Teresa Iannelli al sindaco di Soriano, Francesco Bartone, dei ritrovamenti rinvenuti in ogni angolo della provincia. E ancor di più stupisce la tempistica con cui sono state condotte le operazioni. Una "bufera", insomma, sull’ex soprintendente, direttrice del costituendo polo sorianese, mentre i suoi successori al Capialbi  preferiscono non entrare nel merito della vicenda. A ribellarsi, oltre al Comune di Vibo,  la delegazione vibonese del Fai, l’associazione Viboinsieme e, da Mileto, Antonio Giuseppe Bulzomì che soltanto dalla stampa ha appreso il destino di quelli che un tempo erano i suoi reperti.

Operazioni controverse. Quanto a convenzioni, protocolli e verbali, pare che ne esistano svariati. La conferma arriva dallo stesso Bulzomì che addirittura minaccia “azioni legali” se a stretto giro di posta non saprà come i reperti di sua proprietà “depositati nel Museo di Mileto, siano finiti altrove”. Il tutto senza “aver ricevuto alcuna comunicazione e richiesta di prestito, sebbene  nel verbale redatto con la dottoressa Iannelli era stato esplicitamente scritto che tali reperti dovevano solo ed esclusivamente arricchire il polo museale di Mileto nella valorizzazione del periodo normanno, il momento storico più esaltante per la città”. D’altronde non fioccano solo i verbali, ma anche i protocolli. Uno di questi “prevedeva la  valorizzazione e quindi l'esposizione dei beni all’interno del Museo di Mileto”. Un motivo in più perchè il proprietario della collezione ne pretenda quindi “la riconsegna”, disgustato per il fatto che dietro ogni iniziativa si confermi l’esistenza di “commissioni d’affari in una storia che è la dimostrazione palese che qualcosa si muove solo quando di mezzo c’è il business e non l’amore spassionato".

Punti di vista. Unica voce fuori dal coro, quella del sindaco di Soriano che, senza sciogliere i dubbi sul modus operandi, interviene per spezzare una lancia a favore di Maria Teresa Iannelli. “Tengo a precisare che le  finalità di istituire quel Museo a Soriano - afferma Bartone - sono  state dettate nell’ottica di valorizzare il patrimonio culturale dell’intero territorio ed erano inserite in un disegno più ampio e ambizioso della Soprintendenza, di concerto con altri Comuni e altre istituzioni”.  Chiaro l’intento: “Incrementare e qualificare l'offerta culturale” del Vibonese. Poi, forse per timore di perdere i reperti, mette le mani avanti rammentando “che i materiali archeologici attualmente in deposito sono di proprietà dello Stato in prima battuta e, in seconda battuta, del luogo in cui sono stati rinvenuti”, attaccando quindi quei Comuni  “che fanno dei reperti in loro  possesso, spesso chiusi e nascosti, che finiscano a rischio di deterioramento, per poi insorgere in maniera localistica quando invece qualcuno cerca di fare qualcosa di positivo per l’intero territorio”. Ma per quale ragione i beni rinvenuti in ogni angolo della provincia sono finiti a Soriano? “La sezione tematica delle ceramiche medievali del Polo Museale del centro delle Preserre – chiosa Bartone - rappresenta la prima esposizione di manufatti ceramici relativi all’intero periodo medievale e alle successive produzioni”. Ma a Soriano non sono arrivate solo ceramiche… ma cassette e cassette di reperti di altre importanti città medievali.