Venti denunce per nulla: assolto uomo di Vibo, il tribunale dice basta alle accuse strumentali
Dopo un lungo calvario processuale, è stato scagionato dall'ennesima accusa per mancato versamento dell'assegno di mantenimento. Il legale: "Usate denunce come armi improprie nei procedimenti civili"
Si è conclusa con un’assoluzione con formula piena, pronunciata dal tribunale penale di Lamezia Terme nella persona della dottoressa Martire, l’ennesima vicenda giudiziaria che ha visto protagonista un uomo di Vibo Valentia, G.C., finito sotto processo a seguito di una querela sporta dalla ex moglie per la presunta violazione degli obblighi economici legati alla separazione.
Questa sentenza rappresenta solo l’ultimo capitolo di una lunghissima serie di contenziosi. Negli anni, infatti, l’uomo è stato trascinato in circa venti diversi procedimenti penali, venendo accusato di reati che spaziavano dalla violenza fisica all’inosservanza dei provvedimenti giudiziari, fino alle mancate corresponsioni dell'assegno. Ogni singolo caso, tuttavia, si è risolto nel tempo con archiviazioni, proscioglimenti o sentenze di assoluzione, confermando l'infondatezza delle tesi accusatorie.
A fare il punto sulla vicenda è il difensore dell'uomo, l'avvocato Espedito Domenico Calopresti del Foro di Palmi, che sottolinea come il proprio assistito abbia dovuto subire una vera e propria persecuzione giudiziaria. Diverse denunce, infatti, riguardavano fatti identici per i quali l'uomo era già stato giudicato, in palese violazione del principio del ne bis in idem.
Dalle indagini difensive condotte dal legale sono emersi elementi significativi: non solo prove relative a dichiarazioni mendaci da parte della ex coniuge, ma anche il tentativo reiterato di allontanare le figlie dalla figura paterna. Un piano che si è scontrato con la volontà delle ragazze, le quali hanno sempre manifestato il proprio legame e la stima verso il padre.
Il caso riapre il dibattito critico sull'uso disinvolto delle denunce in ambito familiare. Secondo l'avvocato Calopresti, è ormai un fenomeno diffuso e preoccupante l'utilizzo strumentale del diritto penale per influenzare le procedure civili in corso, creando una commistione pericolosa tra i due binari giudiziari. Il legale lancia quindi un appello alla politica, invocando un intervento urgente per garantire un equilibrio effettivo tra i diritti genitoriali e una tutela paritaria tra i coniugi, sottolineando la necessità di risposte giudiziarie più rapide e concrete che possano evitare la degenerazione di conflitti familiari in processi senza fine.
