Esattamente diciannove anni fa, mentre il mondo celebrava il Natale del 2006, a San Luca si scriveva una delle pagine più nere della storia criminale italiana. Un agguato del clan Pelle-Vottari, destinato al boss Giovanni Luca Strangio, finì nel sangue con l'uccisione per errore della moglie Maria, appena 33enne, e il ferimento del figlioletto Mimmo. Un episodio che, come ricorda Klaus Davi citando le tesi della DDA di Reggio Calabria, divenne la miccia per la terribile rappresaglia di Duisburg, il più violento eccidio della 'ndrangheta fuori dai confini nazionali.

Il "mea culpa" della polizia tedesca

A fare luce su quel legame di sangue è oggi un’inchiesta "monstre" della tv tedesca ARD, rilanciata dal massmediologo. Il documentario svela l'iniziale, totale impreparazione delle autorità teutoniche di fronte alla mafia calabrese. L’ispettore capo Frank Rabe ammette con disarmante onestà: “Non sapevamo nemmeno come si scrivesse 'ndrangheta”. Un vuoto di conoscenza colmato solo dopo la strage, ma segnato inizialmente da pesanti pregiudizi: “Pensavamo che gli investigatori italiani fossero collusi, oggi invece li ringraziamo”.

Quel fatale errore giudiziario

Dall'inchiesta emerge un retroscena che scuote le coscienze: la strage in Germania si sarebbe potuta prevenire. Un inquirente del pool tedesco, rimasto anonimo, punta il dito contro le falle del sistema italiano: “Se Giovanni Strangio non fosse stato rimesso in libertà dopo essere stato sorpreso armato al funerale di sua moglie Maria, il massacro di Duisburg forse non sarebbe mai avvenuto”.

Il peso delle riforme e la task force rallentata

Il magistrato Federico Perrone Capano, all’epoca sostituto procuratore a Reggio Calabria, ha ricordato la severità delle condanne emesse a Locri, pur sottolineando il dramma umano di figli rimasti senza padri a causa dell'ergastolo. Tuttavia, resta l'ombra della burocrazia: Juergen Maurer, allora a capo della task force italo-tedesca, ha denunciato a Klaus Davi come la lentezza del sistema giudiziario italiano abbia ostacolato il rapido scambio di informazioni, impedendo alle indagini di correre alla velocità necessaria per fermare l'escalation di violenza.