Rogo al Tonnina's, un mixer come compenso per incendiare il pub. L'indagine non è chiusa
Diversi i punti oscuri ancora da chiarire dopo la confessione di Gennaro Fiorentino, il presunto mandante fermato dalla polizia. Gratteri: "Vicenda gravissima, ma non è racket"
Un mixer per spettacoli dal vivo presente nel pub potrebbe essere stato il modesto compenso per appiccare il rogo nel Tonnina's pub. È quanto emerge dalla confessione di Gennaro Fiorentino, detto Genny, 47 anni, fermato con l'accusa di danneggiamento seguito da incendio e morte come conseguenza di altro delitto. Il lavoro investigativo della Procura di Catanzaro e della Squadra mobile sul rogo del pub, comunque, non si ferma. Secondo quanto si apprende, il racconto di Gennaro Fiorentino presenterebbe ancora molti punti da chiarire.
La versione di Genny. L'indagato ha sostenuto di aver agito da solo senza informare del suo piano il cognato, titolare del pub, e di avere progettato tutto da solo per aiutare il parente che si trovava in difficoltà economiche. Nella sua confessione sostiene di non sapere come i due ragazzi abbiano portato le tre taniche di benzina all'interno del locale, visto che lui si sarebbe limitato a prendere i due giovani a Borgia e a lasciarli a qualche centinaio di metri di distanza dal pub privi del carburante. Altro punto oscuro sono le chiavi. Secondo le risultanze investigative i due sarebbero entrati senza scassinare la porta, eppure Fiorentino sostiene di non avergli mai consegnato le chiavi. Fiorentino conosceva bene le due vittime, che frequentavano assiduamente il locale. Sarebbe stato lui ad organizzare tutto, fino alla decisione di utilizzare le taniche di benzina e un nebulizzatore, ritrovati nel locale. Paonessa e Sergi sarebbero entrati nel locale utilizzando delle chiavi originali e simulando una effrazione, quindi avrebbero appiccato il fuoco dopo avere cosparso il locale con il nebulizzatore, trasformando il locale in una trappola. Una volta messo davanti alle accuse, Fiorentino ha ammesso le proprie responsabilità nel corso di un lungo interrogatorio durato tutta la notte alla presenza del sostituto procuratore Chiara Bonfadini, con la supervisione del procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e del procuratore capo Nicola Gratteri.
In carcere. Fiorentino è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per i reati di danneggiamento seguito da incendio e morte come conseguenza di altro delitto, ed e' stato accompagnato nella casa circondariale di Siano, a Catanzaro, in attesa dell'udienza di convalida. "È un episodio gravissimo, ma l'epilogo ci ha tranquillizzato e deve tranquillizzare i cittadini catanzaresi: non è un episodio di racket". A dirlo è il procuratore capo Catanzaro Nicola Gratteri che ha sottolineato il lavoro svolto "dalla Squadra mobile, dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dal sostituto Chiara Bonfandini" sull'incendio nel pub nel quale sono morte due persone. "Anche sulla città di Catanzaro - ha aggiunto Gratteri - stiamo ottenendo risultati importanti. Sono soddisfatto del livello investigativo delle forze dell'ordine, abbiamo a disposizione bravi investigatori. Qualcuno si lamenta della quantità. Ritengo che i vertici di carabinieri, polizia e guardia di finanza ci abbiano mandato tutti gli uomini che potevano. La colpa semmai è del potere politico che ha fatto tagli sulle forze dell'ordine e non ha investito in maggiori assunzioni".
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