'Ndrangheta, il boss alterava le aste per recuperare i beni confiscati (NOME)
Dopo la scarcerazione, Giuseppe “Pino” Piromalli, 80 anni, non ha solo ripreso il comando della cosca Piromalli, ma secondo gli inquirenti ha alterato aste giudiziarie per recuperare beni già confiscati, reinvestendo i profitti illeciti in attività imprenditoriali riconducibili al clan. Stamattina, il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 26 indagati, tra cui i fratelli Gioacchino e Antonio Piromalli, rispettivamente di 91 e 86 anni.
Le accuse comprendono associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, detenzione illegale di armi, turbata libertà degli incanti, favoreggiamento personale e trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo mafioso. Secondo la Dda di Reggio Calabria, la cosca operava come un’unica entità economica, condividendo e distribuendo i profitti illeciti.
Contestualmente agli arresti, i Ros hanno eseguito un sequestro preventivo urgente del valore di 3 milioni di euro, comprendente 6 immobili, 16 terreni, 3 imprese individuali e 2 aziende agricole. Un secondo provvedimento patrimoniale per oltre 4 milioni di euro ha riguardato beni mobili, immobili e rapporti bancari di Piromalli e del suo braccio destro Antonio Zito.
Le indagini hanno ricostruito una strategia consolidata della cosca, che imponeva estorsioni a imprenditori locali e manipolava le procedure di vendita pubblica, costringendo gli interessati a versare denaro alla cosca e intestando i beni fittiziamente a terzi per eludere le misure di prevenzione patrimoniale.
