Immigrato ucciso, conclusa la protesta: "Non siamo animali. Vogliamo sicurezza"
I migranti hanno incontrato il commissario prefettizio di San Ferdinando ed il vice questore. Chiesti soldi per il rimpatrio della salma. Contestata la versione ufficiale sulla morte di Traore
Tensione questa mattina a San Ferdinando. Dopo l'uccisione dell'immigrato di origini maliane si è temuto il peggio. In scena è andato un corteo di protesta da parte di un centinaio di migranti che dalla tendopoli si sono spostati verso il centro del paese armati di cartelloni. Contestata la versione ufficiale fornita dagli inquirenti. "Non siamo assassini, loro hanno detto una bugia, erano sette contro uno solo, era un coltello per i panini". E' la testimonianza lasciata da uno dei migranti della tendopoli di San Ferdinando che oggi, durante la protesta organizzata è ricomparsa su diversi cartelli esposti. Secondo il racconto degli immigrati, infatti, la vittima aveva in mano un coltellino tale da non provocare danni particolari.
Alta tensione. Il gruppo di migranti ha raggiunto il piazzale antistante il Municipio di San Ferdinando che, nel frattempo, è stato chiuso per motivi di ordine pubblico. Per diverse ore si è respirata aria di alta tensione con gli immigranti che hanno insistentemente chiesto di incontrare i commissari: "Vogliamo la verità su quanto accaduto". La zona è stata quindi presidiata da carabinieri e polizia. I migranti che stanno attuando la protesta a San Ferdinando hanno anche scandito slogan contro i carabinieri, definendoli "razzisti". "Non siamo qui per fare la guerra o per fare casini, siamo qui per lavorare e per mangiare. I carabinieri devono venire per mettere pace e non per uccidere". Ha detto un migrante del Mali, connazionale del giovane morto ieri, davanti al municipio di San Ferdinando, dove gli extracomunitari accampati nella tendopoli si sono radunati per protestare rispetto alle condizioni in cui sono costretti a vivere nella tendopoli.
La rabbia dei migranti a San Ferdinando: striscioni e slogan antirazzismo (FOTO)
In Municipio. L'intero territorio comunale è stato militarizzato. A scopo precauzionale sono stati chiusi i negozi ed il mercato settimanale è stato sospeso per motivi di ordine pubblico. Una delegazione di migranti ha fatto il suo ingresso negli uffici comunali di San Ferdinando per essere ricevuta dal commissario prefettizio Francesco Pepe alla presenza della polizia e dei carabinieri che stanno presidiando il palazzo. Della delegazione ha fatto parte anche il fratello di Sekine Traore, l'immigrato ucciso ieri dal carabiniere. Nel Municipio di San Ferdinando, hanno incontrato anche il vicequestore vicario di Reggio Calabria, Roberto Pellicone, e il dirigente della Digos, Cosimo Candita. I manifestanti, appena usciti, si sono raccolti e un loro rappresentante ha illustrato i risultati dell'incontro. Successivamente la protesta si è conclusa e con il rientro nella tendopoli dei migranti. Durante l'incontro di oggi la delegazione dei migranti ha chiesto soldi per il rimpatrio della salma di Sekine Traore, l'immigrato malese morto ieri, e maggiore sicurezza nella struttura.
Protesta conclusa. Il corteo, con in testa Bartolo Mercuri, presidente dell'associazione "Il Cenacolo" che da anni si occupa di assistenza ai migranti, si sta dirigendo, attraverso le strade del centro del paese, verso la tendopoli, che si trova a metà strada tra San Ferdinando e Rosarno. Assieme a Mercuri c'è Amadou, il fratello di Sekine, con in mano il verbale in cui sono contenuti i termini della discussione che la delegazione, nel corso dell'incontro nel Municipio di San Ferdinando, ha avuto con il vicequestore vicario di Reggio Calabria, Roberto Pellicone.
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