L'ultimo saluto di Mileto a Francesco: "Il tuo ricordo ci renda tutti migliori" (VIDEO)
Nell'omelia, don Salvatore Cugliari ha consegnato a ciascuna componente della società un richiamo a tornare ad educare le nuove generazioni, cui ha lasciato un messaggio di amore
di ILARIA LENZA
Non una parola, non un commento. Nel giorno del dolore, del lutto cittadino, Mileto è rimasta muta, ancora attonita. Oggi, le saracinesche dei locali, le porte degli uffici e persino quelle delle abitazioni private sono rimaste chiuse. Perché per Mileto questo no, non è stato un giorno qualunque: è stato il giorno del ricordo, della riflessione profonda, ma è stato pure il giorno in cui l'intera comunità si è scoperta essere una famiglia. Nel silenzio, una folla composta ha raggiunto a piedi, nel pomeriggio, la basilica della cittadina, per rendere l'ultimo saluto a Francesco Prestia Lamberti, il 16enne strappato alla vita la sera di lunedì. Lungo il tragitto, affisso praticamente ovunque, quel mezzo sorriso accennato, nella sua foto-profilo di facebook, dal ragazzo, figlio di cui piange la perdita questa città. Nel corteo diretto alla cattedrale, tra i familiari, si è ritrovata un'intera generazione, di giovani, di ragazzi, con la maglietta e quella scritta, "Ciao Ciccio", e un cuoricino. "Nessuna parola umana può essere pari ad un dolore così grande", ha detto don Salvatore Cugliari, ad apertura della messa. E, infatti, è stato il silenzio a precedere il monito del sacerdote.
Il messaggio. "E' difficile prendere la parola in una circostanza come questa", ha ripreso il prete, per l'omelia. "Forse il silenzio sarebbe più adeguato come segno di rispetto per il dolore". Ma il messaggio richiamato dal Vangelo è forte e don Salvatore lo ha sottolineato. "La parola di Dio necessita di riecheggiare nel nostro cuore, perché solo essa può illuminare l'oscurità che il mistero del male provoca", ha aggiunto. E in quel messaggio consegnato dal Vangelo - "che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati" - è racchiusa anche la forza consolatoria della parola di Dio. "In queste splendide giornate di primavera - ha proseguito il sacerdote -, pesa sul nostro cuore la cappa di questa tragedia". Che richiama alla necessità di amare totalmente: "Se la morte di Francesco ci ricorderà quanto è importante imparare ad amare, allora egli continuerà a vivere tra noi e noi lo sentiremo vivo", il messaggio che il sacerdote ha consegnato ai giovani.
https://youtu.be/bFl16bW3JKQ
Il richiamo educativo. Un monito, il sacerdote, lo ha poi consegnato anche alla società, in tutte le sue componenti. "Ci pone - ha detto ancora richiamando la lettura del Deuteronomio - il problema di un'educazione seria delle giovani generazioni. E davanti a questa morte, questo problema emerge. Rinunciando alla nostra responsabilità educativa gli
esiti sono la degenerazione, il disagio di vivere e di convivere e, purtroppo, anche a volte la morte. La morte di Francesco sia un richiamo alla nostra responsabilità di tornare ad educare, responsabilità che tocca la famiglia in primo luogo, la scuola, la chiesa, lo Stato". In seguito, il sacerdote ha sottolineato come questa comunità si sia scoperta essere una famiglia, si sia sentita una famiglia, nella fiaccolata di ieri sera e nel dolore di questa giornata. Poi, la conclusione sollecitata da una citazione tratta dal romanzo "I fratelli Karamazov" e l'impegno di questa intera comunità: "Francesco - ha chiuso -, oggi ci unisci, e dinnazi a te ci vogliamo impegnare, perché il tuo ricordo ci renda tutti migliori".
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https://youtu.be/UKwi5JQdIg8
