Resta detenuto in regime ordinario per condanne definitive. In Appello è stato condannato per associazione mafiosa a 15 anni e 6 mesi di reclusione dopo l'assoluzione in primo grado

Il Tribunale di Sorveglianza di Roma, competente per il distretto del Lazio, in accoglimento del reclamo proposto dal difensore dall'avvocato Diego Brancia ha revocato il regime di carcere duro(41-bis dell'ordinamento penitenziario) a cui era sottoposto sin dal 16 gennaio 2012, nei confronti di Leone Soriano, 49 anni, considerato dalla sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro, relativa all'operazione antimafia "Ragno",  il capo indiscusso dell' omonimo clan di Filandari.

Leone Soriano era sottoposto al regime del carcere duro su proposta della Direzione nazionale antimafia, con provvedimento dell'allora ministro della Giustizia Paola Severino. Dalle intercettazioni ambientali nella sala colloqui del carcere era infatti emerso che Leone Soriano avrebbe impartito ordini ai propri familiari non detenuti.

 

In primo grado, il Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Fabio Regolo (oggi pm alla Procura di Catania), con giudici a latere Lorenzo Barracco e Vincenza Papagno, il 28 maggio 2014 aveva assolto  tutti i componenti del clan Soriano di Filandari (Vv) – ritenuto dagli inquirenti fra i più temuti del Vibonese - dall’accusa di associazione mafiosa, a fronte dei 107 anni complessivi di reclusione chiesti dal pm della Dda di Catanzaro Simona Rossi. In appello, però, la sentenza è stata ribaltata e Leone Soriano è stato condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione a fronte della condanna ad 1 anno e 6 mesi in primo grado per il solo reato di danneggiamento.

Nello scorso del mese di febbraio, l'avvocato Diego Brancia aveva inoltrato - nonostante la previsione legislativa che vieti la revoca del regime di carcere duro, prima dello spirare dei quattro anni - una richiesta di revoca del regime suddetto.
Il Ministro della Giustizia(attraverso il Dap di Roma) aveva però rigettato l'istanza difensiva, sostenendo la permanenza di gravi ragioni di sicurezza pubblica legittimanti la primigenia sottoposizione.
La difesa ha quindi impugnato tale provvedimento ed il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha orta accolto il reclamo stabilendo che vada condivisa l'opinione difensiva che in caso di modifica delle condizioni originari, si possa procedere alla revisione ed alla revoca del 41 bis.
La Procura generale aveva  espresso parere negativo avverso il non mantenimento del 41 bis, ritenendo sussistenti i presupposti per la conferma della misura a carico di Leone Soriano che sta scontando una condanna definitiva per estorsione, aggravata dalle modalità mafiose, ai danni di un imprenditore di San Costantino Calabro, oltre a condanne per detenzione e spaccio di stupefacenti e violazione della sorveglianza speciale. (g.b.)