Non un voto libero ma clientelare e parentale. E' quanto sostiene Domenico Santoro, candidato a sindaco per il Movimento Cinquestelle in un'intervista rilasciata alla Gazzetta del Sud nell'edizione odierna. “Non è stato un voto libero. Ci fosse stato – sostiene l'architetto vibonese – avremmo conseguito un risultato simile a quello delle Europee dove il Movimento Cinquestelle ha preso il doppio dei voti proprio perché i cittadini si sono sentiti liberi di votare. Alle Comunali questo non è accaduto e gli elettori hanno dovuto e voluto votare per la Limardo o per Luciano”. Utilizza una metafora calcistica Santoro per meglio definire quella che ritiene un'impresa in una città dove il voto d'opinione conta pochissimo e il numero delle liste in campo è risultato ancora una volta decisivo. “E' come aver giocato – spiega – una partita di calcio contro diciotto giocatori con noi che non avevamo in campo neanche il portiere”.

Due Santoro a palazzo "Luigi Razza". Per la prima volta nella storia, i "grillini" avranno una loro rappresentanza in Consiglio comunale. Non solo con Domenico Santoro capace di trascinare la lista del Movimento Cinquestelle al 10 percento dei consensi con quasi 800 voti in più ma anche con la parente (figlia di un suo cugino) Luisa Santoro, funzionaria amministrativa della Casa circondariale di Vibo Valentia. I due nonostante la parentela non si conoscevano e si sono ritrovati per caso a correre insieme. Tutti e due sosterranno il Movimento Cinquestelle in Consiglio comunale. “Tutto ciò – sottolinea – conferma che quanto ottenuto è stato un buon risultato. Saremo in due a rappresentare il Movimento che potrà dunque mettere ufficialmente radici a Vibo portando competenza e trasparenza. costruiremo ponti e non muri, assumeremo un atteggiamento dialogante con il sindaco e con gli altri consiglieri comunali, valuteremo tutte le proposte per il bene della città che viene prima di tutto".