Ragazzo ritrovato privo di vita in Calabria
La famiglia non crede al suicidio e la Procura apre un'indagine: sequestrati cellulare e chiavetta USB per ricostruire i suoi ultimi contatti
Un’ombra di incertezza avvolge la tragica scomparsa di A.A., operaio di nazionalità rumena trovato senza vita lo scorso 24 novembre nel suo appartamento ad Arcavacata di Rende. Quello che inizialmente sembrava un drammatico quanto "classico" gesto estremo, sta assumendo i contorni di un vero e proprio enigma giudiziario. Il corpo del giovane è stato rinvenuto impiccato all'interno della sua abitazione, a pochi passi dal polo universitario, e la presenza di una lettera autografa lasciata accanto al cadavere aveva inizialmente spinto gli inquirenti a catalogare il caso come suicidio.
Tuttavia, il ritratto di un ragazzo solare, lavoratore e privo di evidenti segni di malessere ha spinto la madre e la sorella della vittima a opporsi con forza a questa ricostruzione. Secondo i familiari, nulla nel comportamento recente di A.A. lasciava presagire una simile decisione. Il sospetto, messo nero su bianco in una denuncia-querela presentata ai Carabinieri di Rende, è che dietro quel cappio possa celarsi una mano esterna o, quanto meno, una spinta psicologica insostenibile esercitata da terzi.
La Procura di Cosenza, scrive il Quotidiano del Sud, ha deciso di non lasciare nulla al caso, iscrivendo il fascicolo per ipotesi di reato che vanno dall'omicidio all'istigazione al suicidio. L'attenzione degli investigatori è ora focalizzata sull'analisi dei supporti digitali sequestrati: una penna USB e lo smartphone del giovane. Saranno i tabulati telefonici, le chat e il materiale multimediale a dover confermare o smentire l'autenticità di quel messaggio d'addio e a rivelare eventuali minacce o frequentazioni sospette.
Mentre la comunità di Arcavacata resta scossa, l'inchiesta punta a colmare i vuoti di una serata di novembre che ha spezzato una vita giovane e apparentemente serena. La domanda che attende risposta è se quella lettera sia l'ultimo sfogo di un'anima tormentata o una messinscena per coprire un crimine violento.
