Risponde il primo cittadino: "In democrazia i consiglieri hanno la facoltà di presentare una mozione di sfiducia motivata e determinare eventualmente con il proprio libero voto la fine anticipata della consiliatura. Perché non lo fanno?"

Cambiano gli assetti politici al Comune di Gioia Tauro: nove consiglieri hanno depositato una richiesta di dimissioni rivolta al sindaco Giuseppe Pedà. La motivazione starebbe nella dissoluzione "del vincolo fiduciario che legava Tomaselli, Cavallaro, Raco e Guerrisi al primo cittadino con l'inevitabile frammentazione della maggioranza a suo sostegno". Una situazione che, stando alla notizia riportata nell'edizione odierna di Gazzetta del Sud, avrebbe determinato la richiesta, presentata ieri al sindaco e al presidente del Consiglio comunale, firmata dai consiglieri comunali Altomonte, Bellofiore, Alessio, Zappalà, Schiavone, Tomaselli, Cavallaro, Raco e Guerrisi.

Si va verso la crisi? Uno strappo, insomma, quello tra i consiglieri comunali e il primo cittadino, al quale - sostengono i firmatari - mancherebbe "la maggioranza dei voti necessari per amministrare la città all'interno del Consiglio comunale". Per i sottoscrittori non vi sarebbero più le condizioni politiche a sostegno dell'amministrazione Pedà e, per questo, in nove hanno presentato la richiesta di dimissioni al sindaco.

"Inaccettabile". Immediata la replica del primo cittadino, il quale, interpellato da Gazzetta del Sud, ha detto la sua. "Trovo inaccettabile - si legge nell'edizione odierna, in un articolo a firma di Domenico Latino - questo modo di fare politica. In democrazia i consiglieri hanno la facoltà di presentare una mozione di sfiducia motivata e determinare eventualmente con il proprio libero voto la fine anticipata della consiliatura. Perché non lo fanno?". L'appello di Pedà è alla responsabilità comune: "Io vado avanti - ha aggiunto - tranquillo rispettando il mandato popolare ricevuto". (i.l.)