La Corte di Cassazione mette fine al lungo e tortuoso iter giudiziario e dichiara innocente il 50enne accusato di aver ucciso nel 2008 i cognati Angelo Cravè e Giuseppe Campese

di MIMMO FAMULARO

Assolto per non aver commesso il fatto. Vito Gallè è innocente. Non è stato lui a sparare e ad uccidere il 18 febbraio del 2008 a Serra San Bruno i cognati Angelo Cravè di 42 anni e Giuseppe Campese di 35. Un duplice omicidio per il quale si è autoaccusato il padre, Rocco Salvatore Gallè, già condannato con il rito abbreviato a 12 anni di carcere. Con la sua confessione aveva scagionato il figlio Bruno, assolto sia in primo che in secondo grado, non Vito, accusato dall'unico testimone oculare che quel giorno avrebbe assistito alla scena, Antonio Tassone. La Corte di Cassazione, al termine di un iter giudiziario lungo, complesso e tortuoso, ha accolto il ricorso degli avvocati Giuliano Dominici e Alfredo Gaito ed ha assolto in via definitiva il 50enne di Serra San Bruno.

L'iter giudiziario. Ci sono voluti otto anni e sette processi per mettere un punto fermo su una vicenda originata da una controversia per un passaggio di proprietà di un terreno che aveva provocato contrasti definiti "insanabili". Tra sentenze di primo e secondo grado, ricorsi e contro ricorsi, perizie e colpi di scena, Vito Gallè è stato giudicato sette volte. Nel 2010 fu riconosciuto colpevole dalla Corte d'Assie d'Appello di Catanzaro e condannato a 22 anni di carcere per il duplice omicidio di Cravè e Campese, ma anche per il tentato omicidio di Tassone. Reato escluso in secondo grado quando Gallè incassò una seconda condanna ad una pena leggermente inferiore, 18 anni. E qui che entra in scena la testimonianza di Antonio Tassone che complica ulteriormente la vicenda. Nel 2013 il caso approda per la prima volta in Cassazione e i giudici della Corte Suprema annullano con rinvio. Processo da rifare, insomma. Si torna in Appello, ma l'epilogo resta sostanzialmente invariato: Gallè è considerato ancora colpevole e nell'ottobre del 2013 viene condannato a 19 anni. Ritenuta quindi credibile la testimonianza di Tassone, per il quale a sparare quel giorno furono i figli di Rocco Salvatore Gallè. La Cassazione, però, non la pensa allo stesso modo e accoglie l'ennesima istanza presentata dagli avvocati della difesa. Processo ancora da rifare. Ottobre 2015, le carte tornano ancora in Appello e i giudici insistono: Gallè è colpevole. Condanna a 19 anni di carcere. 

Il verdetto definitivo. Gli avvocati Giuliano Dominici e Alfredo Gaito non si arrendono, insistono e si rivolgono alla Corte Suprema per la terza volta. La Cassazione accoglie il loro ricorso e mette fine al calvario di Vito Gallè. Arriva l'assoluzione. E' stavolta è un'assoluzione definitiva.