IL RESOCONTO | Occhiuto e Oliverio salutano il 2019: un annus horribilis tra inchieste e tradimenti
L'annus horribilis della politica calabrese. E non perchè quelli precedenti fossero andati meglio...Ma il 2019 indubbiamente ha indubbiamente superato ogni aspettativa. Basti un dato su tutti: i due papabili candidati alla carica di governatore all'inizio della lunga campagna elettorale per le elezioni regionali, sono stati messi fuorigioco da varie vicissitudini, giudiziarie e politiche, oltre che dal tradimento dei propri paladini.
Il "calvario" di Oliverio. Il primato spetta a Mario Oliverio, indubbiamente l'uomo dei record. Il presidente della Regione non ha inteso mollare la presa fino alla fine. Ha combattuto una battaglia per ottenere i riconoscimenti politico-amministrativi dentro il Pd, ma ha pagato pesantemente dazio ugualmente. L'inchiesta Lande desolate prima e le vicissitudini all'interno del Partito democratico, dopo, non gli hanno lasciato scampo. Dopo la vicenda giudiziaria di inizio anno solare, tutto sommato, il presidente della Regione era rimasto a galla, seppur con l'acqua quasi alla gola. E non si può dire che il lupo del Pollino fosse rimasto a guardare. Non appena aveva ottenuto nuovamente la libertà, scongiurato l'obbligo di dimora, aveva messo in campo i comitati civici elettorali, deciso a dare battaglia attraverso le primarie a quanti nel Pd avevano deciso di metterlo da parte. Incredibile il duello ingaggiato con il commissario regionale Stefano Graziano, uno che la Calabria deve forse ancora imparare a conoscerla sul piano politico. D'altronde, non basta qualche vacanza a casa di amici, sulle rive del Tirreno cosentino per gestire il Partito democratico alla Punta dello Stivale. Ebbene, bisogna però dare atto a Graziano che lo scontro con il governatore lo ha vinto lui. O meglio, lo ha vinto la voglia di Zingaretti di mettere da parte Oliverio. Voglia di rinnovamento? Forse solo tanta paura per le questioni giudiziarie nelle quali il principale inquilino della Cittadella era coinvolto. E alla fine Oliverio - complici anche le ultime vicissitudini giudiziarie dei suoi principali sodali, Adamo e Incarnato su tutti, senza trascurare Giamborino - ha gettato la spugna, pur schierando una lista nel centrosinistra affidato a Pippo Callipo.
Il tradimento degli Occhiuto. La tragicommedia vissuta dentro il Pd non è stata l'unica di questo anno solare. Quanto avvenuto sul fronte del centrodestra forse è stato ancor più teatrale. Un teatro dell'assurdo che ha visto in campo un attore soltanto: Matteo Salvini, imbeccato a menadito dalla famiglia Gentile e da quanti non avrebbero mai inteso accettare la candidatura del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. E così mentre il primo cittadino bruzio era già in campagna elettorale e i suoi sostenitori lo accompagnavano e lo applaudivano tra una convention e l'altra, ecco uscir fuori l'Aquila delle Alpi e imporre la sua dura lex, il suo diktat anche in Terronia. Primato indiscutibile quello del leader della Lega: ha scelto lui, sostanzialmente, il candidato del centrodestra e di Forza Italia, un partito che a livello nazionale conta ormai poco ma che in Calabria fa registrare ancora un vasto consenso. Il no di Salvini a Occhiuto sembrava essere l'esodo della tragedia magnogreca nel centrodestra. E invece non sarebbe stato così. Infatti, un bel giorno il sindaco di Cosenza si è alzato e quando l'alba era ancora giovane ha scoperto che il candidato alla Regione era la suo vice, la persona più vicina e fedele a lui, quella Jole Santelli che gli Occhiuto, Mario e Roberto, hanno tante, forse troppe volte ingenuamente delegato a rappresentarli sui tavoli di Arcore e di palazzo Grazioli.
A quel punto il "furor" prendeva il sopravvento sulla "ratio". Mario e Roberto Occhiuto gridavano al tradimento, nel silenzio assordante di Forza Italia e di quei colonnelli calabresi che, in silenzio, avevano tessuto la tela affinchè tutto ciò avvenisse, aspettando al varco i fratelli cosentini. Per loro tante ricompense pronte, tanti premi di consolazione, che non varranno un colpo al cuore così diretto, da lasciarli tramortiti. E allora non rimarrà, nella notte di San Silvestro, agli Occhiuto e ad Oliverio, che affogare in un amaro calice di champagne questo annus horribilis sul quale suona ormai il De Profundis!
