di FEDERICA TOMASELLO

Una protesta annunciata da qualche settimana con locandine e comunicato stampa nel quale si rendeva pubblica la volontà di manifestare per le problematiche relative alla chiusura delle strutture sportive, dei teatri e nei confronti della terna commissariale di Lamezia Terme. Una protesta in cui la cittadinanza adulta non ha preso parte e in piazza sono scesi gli studenti delle varie scolaresche. Un sit-in portato avanti principalmente da minorenni che hanno deciso di arrivare, nonostante la pioggia, sotto all’edificio comunale di Via Perugini. Striscioni e cartelloni  hanno accompagnato la marcia dei manifestanti, intenzionati a chiedere di non accettare una proroga alla gestione della terna commissariale che sta guidando Lamezia da quasi un anno a seguito del terzo scioglimento comunale.

Problemi elencati. È stato anche stilato da parte delle figure presenti allo sciopero un documento inviato anche al prefetto di Catanzaro e al ministro degli Interni. Svariate le tematiche trattate nella nota che possono essere riassunte in alcune macro problematiche visibili ad occhio nudo in città: la situazione rifiuti, la chiusura delle strutture sportive, il mancato controllo dei fiumi, la chiusura dei teatri comunali per finire con la richiesta di un ritorno celere alle votazioni.


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La nota. "Chiediamo al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro degli Interni- ? è scritto nella nota - alla luce della situazione emergenziale che sta provocando danni incalcolabili alla città, come richiesto da una petizione già attivata tra i cittadini, di non prorogare il commissariamento oltre il periodo già fissato dal decreto del Presidente della Repubblica (18 mesi) consentendo così ai cittadini lametini di votare prima possibile per il rinnovo del consiglio comunale e del sindaco, nella prima data utile dopo la scadenza del periodo di commissariamento. Lo Stato -prosegue- dimostri con i fatti di essere vicino a una città, Lamezia Terme, che vuole rialzarsi con le proprie gambe".

Stato sollecitato. Una città che chiede la presenza di uno Stato e la possibilità di rialzarsi con le proprie gambe questo è quanto emerge dalla nota scritta in occasione dello sciopero. Una città che ha visto chiudere gran parte degli edifici comunali per delle problematiche relative alla sicurezza e alla mancata osservanza di alcune prescrizioni e che, adirata, dopo mesi ha deciso di manifestare. Lamezia Terme dunque chiede il ritorno al voto dopo quasi un anno di commissariamento e soprattutto auspica la vicinanza dello Stato. Abitanti che sulla rete e in diversi social lamentano e rimpiangono la precedente gestione comunale e che inneggiano allo sciopero per “riprendersi la città”, così come riportato dagli striscioni che hanno sfilato sino a Palazzo Perugini.

Sciolta per mafia. Una città sciolta, per la terza volta dall’istituzione del comune, per infiltrazioni mafiose che oggi a gran voce chiede la presenza dello Stato, lo stesso Stato che però ha sciolto il comune stabilendo il commissariamento e il rispetto delle norme in un contesto sociale particolarmente difficile come quello lametino, in cui infiltrazioni e corruzione quotidianamente colmano le pagine di cronaca. Una città dilaniata che però sente di potersi nuovamente gestire in autonomia senza commissariamento e senza terna commissariale. Un nuovo bivio nella strada di vita del comune lametino: rinascita o baratro.