'Ndrangheta ed estorsioni, crolla l'accusa: imputato torna in libertà (NOME)
Il Tribunale riqualifica il reato e dichiara il non luogo a procedere: accolta la tesi dei difensori, cade la richiesta di condanna a nove anni
Un ribaltamento giudiziario totale ha segnato l'ultima udienza del processo "Propaggine" presso l'Ottava Sezione Penale del Tribunale di Roma. Giovanni Scarcella, per il quale la Procura capitolina aveva richiesto una condanna a nove anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha ottenuto una pronuncia di non luogo a procedere, con la conseguente perdita immediata di efficacia della misura cautelare.
L'inchiesta ruotava attorno a una vicenda di recupero crediti risalente al 2017. Secondo l'accusa originaria, Scarcella avrebbe agito in concorso con Antonio Carzo per riottenere 25 mila euro versati come caparra per l'acquisto di un bar. La Procura ipotizzava l'uso di pesanti minacce e del potere intimidatorio della 'ndrangheta per costringere la controparte alla restituzione della somma.
Tuttavia, il Collegio giudicante ha smontato l'impalcatura accusatoria, riqualificando il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Questa diversa qualificazione giuridica ha cambiato radicalmente l'esito del processo: trattandosi di un reato procedibile solo su querela di parte (mai presentata nel caso specifico), i giudici hanno dovuto dichiarare l'improcedibilità dell'azione penale.
La decisione rappresenta il pieno accoglimento della strategia legale portata avanti dagli avvocati Antonino Napoli (Foro di Palmi) e Cesare Placanica (Foro di Roma). I difensori hanno convinto il Tribunale che la condotta di Scarcella non integrasse gli estremi della coartazione mafiosa, ma andasse ricondotta a una pretesa economica ritenuta legittima, seppur esercitata fuori dalle vie legali ordinarie.
Cade così l'aggravante del metodo mafioso che pesava come un macigno. Per Scarcella, residente da anni nella Capitale, la sentenza mette fine a un incubo giudiziario che lo vedeva inizialmente descritto come un ingranaggio della criminalità organizzata sul territorio romano.
