Non c'è sbocco alla crisi. Il sindaco di Vibo Valentia non riesce a mettere in piedi una giunta tecnica degna di questo nome. E dopo aver riconvocato i leader dei gruppi di maggioranza ed i capigruppo per la giornata di lunedì, ieri Elio Costa ha rinominato assessore al Personale ed agli Affari generali il vicesindaco, suo fedelissimo, Raimondo Bellantoni. Apparentemente la ragione sarebbe legata alla necessità di adempiere ad alcuni impegni di fine anno, a cominciare dalla contrattazione, il trattamento accessorio per dipendenti e dirigenti, in realtà, sul piano politico, quella messa in atto dal capo dell'Amministrazione è stata una provocazione a quei gruppi che avevano chiesto al capo dell'esecutivo pari dignità nella scelta dei nuovi assessori, dopo l'azzeramento, secondo il principio da manuale Cencelli per il quale tutti devono poter nominare un uomo di fiducia e non solo il sindaco.

La verità è che il sindaco, in questi giorni, ha ricevuto ripetuti dinieghi dai professionisti cui si era rivolto per mettere in piedi un esecutivo di alto profilo che gli consentisse di arrivare a fine mandato. Rebus sic stantibus, pertanto, non gli rimarrà che tentare di trovare un accordo politico tra i gruppi pseudo-civici che compongono la sua variopinta maggioranza.

Le "consultazioni" indette per il 31 dicembre dovrebbero costituire una tappa decisiva. Senza una convergenza ampia dei gruppi (parte delle opposizioni comprese) sui punti programmatici di fine mandato e su una eventuale nuova giunta che potrebbe essere anche un mix di politici ed altre fattispecie non ben definite, per Costa le ore sarebbero contate. Dalla minoranza qualche segnale di apertura al capo dell'esecutivo è arrivato nel corso dell'ultimo consiglio, ma potrebbe non bastare per arginare l'onda di piena che potrebbe portare con sè questa amministrazione. In tal senso il leader di Forza Italia, il senatore Giuseppe Mangialavori, principale sponsor di Costa, aveva parlato chiaro nei giorni scorsi: "Senza la possibilità di ottenere un mandato ampio -aveva detto - meglio ritornare al voto".