Potrà ricandidarsi alle prossime elezioni l'ex sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro. Il Tribunale lametino ha rigettato la richiesta di incandidabilità nei suoi confronti avanzata dal Ministero dell'Interno che lo aveva considerato, insieme agli ex consiglieri comunali Pasqualino Ruberto e Giuseppe Paladino responsabile dello scioglimento del consiglio comunale. L'incandidabilitá è stata invece accolta nei confronti degli altri due ex consiglieri.

Crisalide. Ruberto e Paladino risultano indagati nell’ambito di “Crisalide”, operazione che ha dato il là all’arrivo della commissione d’accesso in Comune, a Mascaro, invece, venivano addebitati, il suo possibile conflitto d’interesse per aver difeso, durante il suo mandato, imputanti in processi di mafia in cui il Comune era parte civile, ma anche, cinque specifici atti amministrativi dei quali è stato ritenuto responsabile: appalto mensa scolastica, verde pubblico e manutenzione stradale, affidamento beni confiscati alla ‘ndrangheta e disordine amministrativo.


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Il verdetto. Nelle motivazioni della sentenza, il tribunale di Lamezia non fa altro che confermare quanto già messo nero su bianco dalle memorie della commissione d'accesso, distinguendo però il percorso dell'ex sindaco e quello dei due ex consiglieri comunali. "Appare emergere dagli atti - è precisato - la prova di un condizionamento dell'azione amministrativa comunale da parte della criminalità organizzata. Tale condizionamento - prosegue - appare approvato sotto due specifici aspetti: quello della formazione del consenso elettorale e quindi dell'elezione dei componenti del consiglio comunale, e quello dell'imparzialità dell'azione amministrativa in senso tecnico".

Sulle posizioni di Paladino e Ruberto, il collegio precisa che, "come emerge dagli atti suindicati, hanno cercato appoggio elettorale delle consorterie mafiose contribuendo così ad un serio vulnus di indipendenza dell'organo elettivo del Comune".

Diverse invece, sono le valutazioni sull'ex primo cittadino, al quale era stato contestato il duplice ruolo di sindaco e difensore e anche una mancata vigilanza significativa per la diffusa illegittimità dell'azione amministrativa. "La mera attività difensiva - evidenziano - anche in favore di soggetti imputati di delitti di criminalità organizzata, non può essere, tout court, posta alla base di un giudizio di conteressenza tra il difensore e gli ambienti criminali" e ancora, aggiungono come la difesa di Mascaro abbia "provato documentalmente come una parte rilevante delle delibere comunali indicate come irregolari dalla commissione d'accesso, fossero mere esecuzioni di delibere della precedente amministrazione, ridimensionando una sua responsabilità". Infine lo stesso collegio precisa che "dagli atti emerge un non secondario impegno di contrasto alla criminalità del Sindaco, anche tramite la Giunta Comunale".