'Ndrangheta, fermati presunti affiliati al clan, sventata una possibile strage
Dall’inchiesta “Assedio” del 2024 nasce un nuovo filone investigativo che ha portato al fermo di quattro persone. Gli inquirenti: evitato un piano armato per il controllo del narcotraffico
Dall’inchiesta “Assedio” del 2024 nasce un nuovo filone investigativo che ha portato al fermo di quattro persone vicine al gruppo criminale guidato da Patrizio Forniti. Gli inquirenti: evitato un piano armato contro una banda rivale per il controllo del narcotraffico.
Nuovo sviluppo nell’indagine sulla presenza di gruppi mafiosi attivi tra Aprilia e i comuni limitrofi. Gli investigatori hanno eseguito un provvedimento di fermo, disposto dalla Procura, nei confronti di quattro persone ritenute vicine a un’organizzazione criminale radicata nel territorio e guidata, secondo gli atti, da Patrizio Forniti.
L’operazione rappresenta un ulteriore stralcio dell’inchiesta “Assedio”, che nel 2024 aveva già ricostruito un sistema di infiltrazioni mafiose tra estorsioni, traffico di stupefacenti e condizionamento di attività economiche e amministrative. In quel contesto erano emersi collegamenti tra sodalizi locali, gruppi di ’ndrangheta e ambienti della camorra.
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, il fermo si sarebbe reso necessario per prevenire un’escalation violenta tra gruppi rivali impegnati nel controllo delle piazze di spaccio. Le indagini avrebbero infatti delineato il rischio concreto di un’azione armata pianificata ai danni di un gruppo contrapposto, con l’ipotesi dell’utilizzo di armi da guerra e strumenti di precisione per colpire a distanza.
Nel mirino della possibile offensiva, secondo gli investigatori, vi sarebbe stata una banda guidata da un cittadino albanese, mentre tra i soggetti fermati figura anche un presunto luogotenente del clan, indicato come Marco Formica, rientrato dall’estero per riorganizzare le attività del gruppo e pianificare azioni ritorsive.
Le indagini hanno inoltre ricostruito una significativa disponibilità di armamenti, rinvenuti in un’abitazione nella provincia di Roma: un arsenale composto da mitragliatrici, fucili automatici, pistole, armi da guerra e da precisione, oltre a silenziatori e dispositivi di puntamento. In totale sarebbero stati sequestrati anche migliaia di proiettili, giubbotti antiproiettile, uniformi contraffatte con insegne delle forze dell’ordine, denaro falso e sostanze stupefacenti.
A presidiare l’immobile, secondo gli investigatori, vi sarebbe stato anche un soggetto straniero con il ruolo di vedetta.
Tra le persone fermate risultano, oltre a Formica, anche Giuseppe e Luca Consales. Gli inquirenti riferiscono inoltre che uno degli indagati stava valutando la fuga all’estero, con possibili destinazioni tra Sud America, Medio Oriente e Asia.
Il nuovo filone investigativo si inserisce nella scia dell’operazione “Assedio”, che aveva già portato alla luce la presenza sul territorio di gruppi riconducibili a contesti mafiosi riconducibili sia alla ’ndrangheta sia alla camorra, attivi nel traffico di droga, nelle estorsioni e nel controllo delle attività economiche locali.
