IL RICORDO | Addio Diaconale, giornalista gentleman
Apprezzò molto il pesto alla genovese preparato da Patrizia!
Patrizia, calabrese d'adozione che da oltre 28 anni vive qui ininterrottamente, non ha mai voluto perdere le sane abitudini delle sue origini genovesi (soprattutto – e per mia fortuna – quelle culinarie) e ancora oggi per fare il suo buon pesto si fa arrivare dalla Liguria il basilico ("è più delicato di quello calabrese, perché in Calabria, come sempre i sapori sono più forti e marcati", è la sua spiegazione), per cui, certo grazie anche alla sua maestria in cucina, questo è un fattore essenziale del suo successo di cuoca.
Apprezzò molto il pesto, ma Arturo Diaconale si attardò volentieri anche con i sapori forti della nostra Calabria cominciando dalla 'nduja che gustò nelle varianti offerte dalla tavola imbandita, il tutto corroborato da chiacchiere che furono un misto di curiosità, aneddoti, tematiche importanti, strategie politiche.
D'altronde, i commensali invitavano a questo tipo di confronto. Con noi a tavola, anche Marco Taradash e Pietro Milio, due radicali dalla lunga militanza anche in Parlamento e dalle chiare idee liberali senza dubbio alcuno, considerato il loro personale percorso politico e culturale.
Era il 2009 e Arturo Diaconale, giornalista apprezzato e dal curriculum straordinario, liberale incallito e mai pentito, aveva pensato, insieme a Marco Taradash, di presentarsi all'imminente congresso del Partito Liberale, con un programma rinnovato e la voglia di prenderne la guida e riportarlo in un alveo più significativo e coerente con la sua storia, piuttosto che farlo galleggiare a stento come stava accadendo in quel periodo, da tempo ormai non più presente in Parlamento con un proprio rappresentante. Accomunati dall'esperienza nella direzione nazionale dei Riformatori Liberali, gruppo di liberisti di tradizione radicale e liberale, che aveva dato un significativo contributo al nuovo centrodestra, di ispirazione liberale appunto, scaturito da quello che altri, con senso dispregiativo, definivano il "berlosconismo", avevamo immaginato – io con loro – ad un rilancio in chiave politica della nostra azione confinata, in quel momento e nostro malgrado, ad una sola attività – come dire? – intellettuale, oltre che giornalistica (loro dalle importanti tribune romane, io e Patrizia nella nostra attività professionale in una Calabria che volevamo non più periferica).
Nei diversi tour per l'Italia, in cerca di adesioni a questo nostro progetto politico, ci eravamo dati appuntamento anche a Vibo Valentia: ci tenevo a rendere protagonista anche la mia città, ovviamente, e la presenza degli amici Taradash, Milio e Diaconale, rappresentava per me un consolidamento di quel percorso politico ormai intrapreso. E così, prima dell'appuntamento ufficiale con l'incontro programmato al Valentianum, mi era sembrato giusto ospitare la chiacchierata, informale ed introduttiva tra noi, direttamente a casa ed a tavola, ovviamente.
Arturo Diaconale era già un nome noto ed apprezzato, con le sue numerose esperienze anche radiofoniche e televisive, storico direttore de L'Opinione, già direttore di Studio Aperto su Italia 1. Che fosse un liberale puro lo garantiva la sua storia professionale e politica: nel 2001, assieme ad altri esponenti politici, tra cui Vittorio Sgarbi, aveva fondato l'associazione Polo Laico con l'obbiettivo di varare una lista con esponenti laici vicini al centrodestra per le elezioni politiche di quell'anno; successivamente aveva partecipato alla ricostituzione del Partito Liberale Italiano nel 2004 ed alla nascita dei Riformatori Liberali nel 2005, del cui manifesto era stato uno dei primi firmatari, e proprio lì ci eravamo incontrati e conosciuti e, apprezzando le mie posizioni, avevamo fatto gruppo nel direttivo nazionale RL al punto da condividere ora questa nuova avventura, questo tentativo di ritorno alla casa madre del Partito Liberale.
Era, come dicevo, il 2009 e, in vista del V congresso del Partito Liberale previsto per il successivo 20 e 21 febbraio, avevamo strutturato un gruppo per formare assieme la mozione "Italia liberale" e candidare proprio lui, Arturo Diaconale, come segretario del partito, con Marco Taradash presidente. L'appuntamento di fine gennaio a Vibo Valentia rappresentava uno dei passaggi di questa nostra strategia.
Stile sempre impeccabile, pacato e composto, giusto contrasto con i modi più vivaci miei e di Marco Taradash, Arturo Diaconale si distinse, anche in questo incontro vibonese, per i suoi modi sempre da gentleman. Prima di lasciare la città, volle fare un giro ed io, da vibonese innamorato orgoglioso, lo portai a visitare il centro storico che apprezzò per i suoi palazzi signorili e le vie degradanti ai piedi del Castello.
Come andò a finire quel congresso, le cronache di allora lo raccontano, con la doppia sfida politico-giornalistica tra il duo De Luca-Guzzanti ed il duo Diaconale-Taradash, che vide vincitori i primi.
Condividemmo un sogno comune non riuscito, ma mai, fino ad oggi, rinunciando alle nostre idee liberali, con un sguardo, sempre affettuoso ed attento verso il buon vecchio Partito Liberale.
A me, nel piangerne oggi la sua morte, rimane il ricordo di un gentleman della politica e del giornalismo, per il quale ha saputo essere un maestro garbato e discreto.
