Sentenza d'Appello a Reggio per l'omicidio di Francesco Fossari ed il tentato omicidio di Rocco Ieranò. Coinvolti reggini, vibonesi e killer stranieri

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di GIUSEPPE BAGLIVO

La Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria ha emesso la sentenza per l'omicidio di Francesco Fossari, avvenuto il 2 agosto 2011 nei pressi del cimitero di Melicucco a colpi di pistola e per il tentato omicidio di Rocco Francesco Ieranò, avvenuto il 25 luglio del 2012 a Cinquefrondi.

Rocco Ieranò

Per il primo fatto di sangue, Giuseppe Bruzzese, 24 anni (difeso dagli avvocati Nico D'Ascola, Guido Contestabile e Francesco Siclari), di Cinquefrondi, passa dai 18 anni di reclusione del primo grado ai 12 anni ed 8 mesi del grado d'appello, mentre per lo stesso fatto di sangue Rocco Ieranò, 44 anni, pure lui di Cinquefrondi, è stato condannato in appello a 16 anni di reclusione (16 anni ed 8 mesi in primo grado). Secondo l'accusa, Francesco Fossari di Melicucco sarebbe stato ucciso con numerosi colpi di pistola il 2 agosto del 2011 per punirlo per una presunta relazione extraconiugale intrattenuta con una congiunta di Bruzzese, nonchè ex moglie di un esponente di spicco del clan ladini di Cinquefrondi “e riaffermare in tal modo la supremazia territoriale ripristinando - ad avviso degli inquirenti - l'onorabilità della famiglia”.

Giuseppe Bruzzese

Per il tentato omicidio di Rocco Ieranò, commesso il 25 luglio del 2012, Giuseppe Patania, 36 anni, di Stefanaconi, nel Vibonese (difeso dagli avvocati Pamela Tassone e Gregorio Visconti) passa dai 10 anni e 8 mesi di reclusione del primo grado alla pena di 10 anni. Stessa pena per lo stesso fatto di sangue anche per Salvatore Callea, 49 anni, originario di Oppido Mamertina (Rc), ma residente a Canino (Vt).


Per tale tentato omicidio i giudici d'Appello hanno invece assolto: Sebastiano Malavenda, 31 anni, di Reggio Calabria (condannato a 12 anni in primo grado). Vasvi Beluli, 34 anni, killer macedone passato fra le fila dei collaboratori di giustizia, passa invece dai 6 anni del primo grado alla condanna a 5 anni e 8 mesi rimediata ora in appello.

S. Malavenda

Giuseppe Patania

Salvatore Callea

Assoluzioni in appello incassano pure Mauro Uras, 45 anni, nato in Germania, residente a Canino, in provincia di Viterbo, difeso dall'avvocato Giuseppe Bagnato (6 anni e 8 mesi in primo grado) e Arben Ibrahimi, 31 anni, killer jugoslavo, residente a Canino, in provincia di Viterbo (condannato a 4 anni di reclusione in primo grado).

Vasvi Beluli

L'asse criminale fra i vibonesi ed i reggini. Gli arresti erano scattati fra il giugno ed il luglio del 2013. Per il tentato omicidio di Rocco Ieranò, gli inquirenti avevano indicato quali esecutori materiali Vasvi Beluli e Arben Ibrahimi che sarebbero stati assoldati dai fratelli Fossari e dal loro cognato Vecchiè (per i quali si procede separatamente) per vendicare l`omicidio del loro congiunto Francesco Fossari, avvenuto il 2 agosto 2011 a Melicucco. Malavenda, Callea, Uras e i fratelli Giuseppe e Salvatore Patania (per quest'ultimo, di 38 anni, di Stefanaconi, si sta procedendo con il rito ordinario) avrebbero materialmente procacciato i due killer e avrebbero gestito i contatti tra questi ultimi e i presunti mandanti.

Mauro Uras

I procedimenti "Gringia" e "Romanzo criminale".  Sebastiano Malavenda è rimasto coinvolto anche nell'operazione antimafia denominata "Gringia" condotta dalla Dda di Catanzaro per far luce sulla guerra di mafia fra il clan Patania di Stefanaconi contrapposto sia al gruppo Bartolotta di Stefanaconi che al clan dei Piscopisani (dal nome della frazione Piscopio di Vibo Valentia). Nel processo "Gringia", Sebastiano Malavenda è stato condannato in appello a 30 anni di reclusione. Stesso processo anche per Mauro Uras, condannato in "Gringia" a 20 anni di carcere, e per Vasvi Beluli, condannato in "Gringia" a 13 anni. Per Salvatore Callea ed i fratelli Giuseppe e Salvatore Patania il 26 maggio scorso il pm della Dda di Catanzaro ha invece chiesto alla Corte d'Assise di Catanzaro  la condanna all'ergastolo nell'ambito del troncone con rito ordinario del processo "Gringia". Entrambi i fratelli Patania sono altresì imputati del reato di associazione mafiosa nel processo nato dall'operazione antimafia denominata "Romanzo criminale" il cui dibattimento di primo grado è in corso di celebrazione dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.


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