Dalle conversazioni tra un affiliato al clan e un avvocato si evince la forte preoccupazione di un'operazione che da lì a poco avrebbe coinvolto la cosca

Si sentivano il fiato sul collo gli affiliati al clan Farao- Marincola, temevano di essere nel mirino della polizia giudiziaria. Lo si evince da una serie di conversazioni dalle quali appare chiara  la forte preoccupazione per un' operazione di polizia che da lì a breve li avrebbe visti coinvolti. Emblematica una conversazione tra Leonardo Nicastri e un avvocato, in cui entrambi  si soffermano  sull’azione di contrasto della magistratura nei confronti delle aziende riconducibili alla criminalità organizzata. Ripercorrono le vicende giudiziarie che hanno portato la Dda di Catanzaro a sequestrare il parco Eolico di Isola Capo Rizzuto (poi confiscato) collegando l’adozione di quel provvedimento all’ "occulta" presenza della famiglia Arena, dialogando sulla parallela organizzazione cirotana.

Conversazioni dalla quale emerge il timore di un’imminente operazione di polizia “…omissisnon c’è niente da fare … se fanno una retata …” omissis “già è nell’aria, non hai capito che … non hai capito che è nell’aria? Dice che tra Cirò e Cirò Marina, Cariati, Strongoli e Torretta… Nicastri si interroga su cosa gli investigatori possano avere in mano: “e avranno pure qualcosa in mano, non è che puoi fare un’operazione così, o no? Staranno indagando su qualcosa … sì ma soprattutto a Cirò Marina … I due riflettono su come gli interessi economici si siano spostati da Cirò a Cirò Marina : “a Cirò una volta sai dov’era l’economia? C’erano i vigneti …         incassavano venti milioni, quindici milioni, all’epoca si viveva, si poteva insomma … mò incassano tremila, quattromila euro … che ne fai? (ga. pa.)