Torna alta la tensione politica a Zambrone dopo il fallito tentativo di sfiducia al sindaco Corrado L’Andolina, un piano che avrebbe dovuto portare allo scioglimento del consiglio comunale del centro tirrenico e, di conseguenza, alla perdita della carica di presidente della Provincia di Vibo Valentia dello stesso L'Andolina. A guidare la fronda interna è Mariana Iannello, capogruppo dell’Udc in Consiglio comunale e componente del direttivo provinciale del partito.

Il piano, però, è naufragato all’ultimo momento a causa della mancata adesione del presidente del Consiglio comunale, Marcello Giannini (Pd), che ha deciso di non firmare la sfiducia facendo così venire meno il numero minimo di sei consiglieri richiesto per lo scioglimento dell’assemblea.

Nonostante l’esito, Iannello non intende arretrare e anzi lancia un duro atto d’accusa contro il primo cittadino. «L’Andolina non ha più la fiducia politica per governare, né a Zambrone né alla Provincia di Vibo – dichiara –. Governa con un equilibrio precario e artificiale, fondato su forzature e giochi di potere».

La consigliera definisce “fuori luogo” anche le presunte manifestazioni di trionfo con cui il sindaco avrebbe accolto il mancato scioglimento del Consiglio. «Parlare di vittoria – afferma – in un contesto di sfiducia e paralisi amministrativa è un insulto all’intelligenza dei cittadini. Nessuno di noi è fuggito: ho sempre agito con senso di responsabilità e trasparenza».

Nel ricostruire la crisi politica, Iannello sottolinea come la frattura con L’Andolina sia maturata dopo mesi di incomprensioni e chiusure: «Ho sostenuto il sindaco sin dall’inizio, convinta della bontà del suo progetto. Ma la politica non è obbedienza cieca: è anche capacità di autocritica e volontà di cambiare rotta quando serve».

A far precipitare i rapporti sarebbe stato, secondo la consigliera, un metodo di governo accentrato e autoreferenziale. «Come lui stesso ha detto: “Al Comune comando io”. È questa – spiega – la sintesi di un modo di amministrare che ha escluso i consiglieri e ridotto il confronto politico a mera formalità. Un vero leader, invece, sa ascoltare e mette il bene comune davanti alle ambizioni personali».

Iannello denuncia inoltre una mancanza di collegialità che, a suo giudizio, avrebbe paralizzato l’azione amministrativa. «Zambrone e la Provincia hanno bisogno di una guida che unisca, non che si chiuda nel palazzo. Servono coraggio, trasparenza e partecipazione reale».

Infine, un messaggio chiaro: la battaglia non si ferma qui. «Questa pagina politica non è chiusa – conclude –. Continueremo a lavorare per una Zambrone diversa, dove la legalità e il rispetto delle istituzioni tornino al centro dell’agire amministrativo».