#UNANNODICOSTA | La rivoluzione mancata a Vibo, la città delle eterne emergenze
A dodici mesi dal voto, numerosi sono i settori ancora in debito d'ossigeno. Su ambiente, burocrazia, tributi, viabilità l'amministrazione non è riuscita ad incidere
Il primo anno dalle elezioni che avevano preannunciato il “new deal” vibonese è scivolato via senza sussulti. Ne rimarrebbero altri quattro per il sindaco di Vibo Valentia. Il condizionale è d'obbligo considerato che la maggioranza più ballerina della storia è nelle mani di un paio di “caporali” che menano le danze dall'esterno dell'aula. Ad ogni modo, è tempo di primi bilanci per il capo dell'esecutivo comunale.
Le domande. Lungi dai giudizi facili, dalle promesse da campagna elettorale, è comunque fondamentale capire quali risultati abbia prodotto lo sforzo di un sindaco onnipresente ( se si esclude il recente tour asiatico) e di una giunta apparsa nella quasi totalità dei suoi componenti, genuflessa ad assecondarne i voleri. Pur considerando che nessuno è dotato di poteri sovrannaturali - sebbene sull'ex magistrato le aspettative fossero altissime – ed evitando giudizi sommari e definitivi, un primo consuntivo deve essere ugualmente tracciato. Quali risposte ha dato l'amministrazione Costa nei settori-chiave della città? Qual è stata l'inversione di rotta nella gestione della raccolta rifiuti? Dov'è la decantata rivoluzione copernicana nella burocrazia? Quali iniziative sono state intraprese sul fronte del dissesto idrogeologico e finanziario? E ancora, quali risposte sono arrivate sul piano della viabilità, sull'evoluzione del Piano strutturale comunale? In che modo hanno funzionato gli uffici?
Ambiente e rifiuti. Scendendo nel "particulare", la grande questione ambientale che da anni condiziona la città è rimasto il principale ritornello dei primi dodici mesi di consiliatura. Ebbene, principalmente in questo settore si continua a navigare a vista. Dall'amministrazione non sono arrivate risposte agli operai della nettezza urbana che attendevano l'assunzione. Il contratto con l'azienda che gestisce il servizio, l'Ased, scadrà il prossimo 2 luglio. Ma il nuovo bando difficilmente sarà pronto prima della fine dell'estate. Nel frattempo, il sindaco sarebbe costretto a ripiegare su una nuova ordinanza contingibile e urgente. Con buona pace della differenziata al momento ferma al palo.
Parchi e ville. La gestione del verde pubblico ha creato più di qualche problema. Ma prima ancora che negli affidamenti, molti cittadini sono rimasti negativamente colpiti dall'abbandono nel quale versano tali aree. Dal Parco urbano a Villa Gagliardi passando per il Parco delle Rimembranze il quadro è esemplificativo di un degrado sotto gli occhi di tutti.
Acqua potabile. Sulla delicatissima quaestio, legata all'utilizzo del prezioso liquido, l'amministrazione continua a tentennare. L’attenzione è stata ripetutamente spostata sull’opera di rifacimento della rete idrica che, è proprio il caso di dirlo, “fa acqua da tutte le parti”.
La burocrazia. La macchina burocratica rimane l'altro grande talismano di palazzo “Luigi Razza”. Un oggetto misterioso che continua a rimanere nelle mani delle stesse persone nei confronti delle quali il sindaco prometteva sfracelli in campagna elettorale. “Non accentreremo il potere – aveva tuonato Costa – su pochi dirigenti”. Ebbene, sino ad oggi, della rivoluzione copernicana annunciata in questo settore non c'è traccia. Al contrario, una sola dirigente, l'alfa e l'omega di palazzo “Luigi Razza”, è stata sovraccaricata di competenze.
I casi De Filippis, Cutrì e Alessandria. Il difficilissimo rapporto con gli uffici ha portato alle dimissioni, prima della fine dello scorso anno, dell'assessore all'Ambiente Vincenzo De Filippis. E qualche giorno dopo alle pesantissime denunce del titolare della delega ai Servizi telematici Bruno Cutrì che denunciava connivenze e il tentativo di perseguire una “politica lucida di sottosviluppo programmato”. In tutto questo, il sindaco ha provato a fare da Quinto Fabio Massimo. Temporeggiare per evitare scontri all'arma bianca che avrebbero potuto pregiudicare in maniera irrimediabile il futuro dell'amministrazione. E forse alla fine ha avuto...ragione. Sono state, invece, un fulmine a ciel sereno per Costa le dimissioni dell'assessore ai Lavori pubblici Francesco Alessandria. Una scelta ufficialmente per ragioni di carattere personale e professionale....da rispettare!
La viabilità. Nessuno avrebbe pensato che nel giro di un anno a Vibo Valentia potesse essere trovata una soluzione alla fluidità del traffico. Nessuno avrebbe pensato a mega-parcheggi, a scale mobili, a tangenziali, a raccordi, a collegamenti rapidi con le frazioni costiere. Ma certo in pochi avrebbero potuto immaginare che piazza “Martiri d'Ungheria, divenisse una sorta di bolgia infernale. Prima le strisce bianche, poi quelle blu. Prima l'apertura al traffico per l'intera giornata, poi il limite alle sole ore del mattino. Poche piogge sono bastate per trasformare le strade in torrenti e paralizzare la circolazione. A questo si è aggiunta la voragine in pieno centro, all'inizio del 2016. Un cratere che continua a spaccare in due la città.
Il dissesto idrogeologico. Il programma di Elio Costa prevedeva di aggredire il dramma del dissesto idrogeologico partendo “da monte per arrivare a valle”. Si parlava di rilanciare nel contempo l'edilizia in alcune delle zone soggette a vincolo dopo il disastro alluvionale del 3 luglio 2006. Ebbene, nella principale frazione, quella di Vibo Marina, permane uno stato preoccupante di stallo. Con la variabile indipendente delle fogne che confluiscono nei canali dirigendosi verso il mare. Acquari e musei sono rimasti sulla carta.
Le frazioni. E' rimasta sulla carta al momento l'idea di una città radiale nell'ambito della quale centro e periferia costituissero facce della stessa medaglia. Il Pennello non è ancora quel gioiellino descritto in campagna elettorale. Da Vena e Bivone sono partiti strali pesanti nei confronti della politica.
Abusivismo. Sul fronte dell'abusivismo, l'attività della polizia municipale ha rispecchiato, in buona parte, gli annunci da campagna elettorale. Lo slogan tolleranza-zero forse era troppo, ma il Comune non si può dire che se ne sia stato a braccia conserte. Da rilevare, sequestri in serie, alcune demolizioni e un tentativo di perseguire costantemente i fuori-legge. In questo contesto, l'inchiesta di località Buffetta non può chiamare in causa più di tanto l'attuale amministrazione.
Dissesto e Tributi. La situazione finanziaria dell'ente, per concludere, resta disastrosa. Il dissesto è una realtà ancora da superare. A proposito, si attende che i commissari quantifichino la massa passiva. Nel frattempo, pure quest'anno è stato prodotto un disavanzo di amministrazione. Si pagherà con piani di rientro trentennali. In sostanza, il debito contratto dai padri si sta spostando sui figli e sui nipoti. Non c'è altra via quando la capacità dell'ente di riscuotere i tributi è irrilevante. D'altronde i servizi sono inesistenti a fronte delle bollette pazze che hanno portato più di qualche cittadino a marciare inferocito verso il palazzo comunale.
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