Truffa con i farmaci nel Vibonese: condannato ex sindaco e attuale consigliere provinciale
Quattro persone, tra le quali anche l’ex sindaco di Joppolo Giuseppe Dato, a dicembre del 2017 sono state rinviate a giudizio con l'accusa di associazione a delinquere, falso ideologico e truffa. Secondo la Procura di Vibo, che ha coordinato le indagini sfociate nell’operazione denominata "Pharma Bluff", gli imputati avrebbero messo in piedi una presunta truffa ai danni del servizio sanitario nazionale. Avrebbero, infatti, posto in essere delle false prescrizioni di farmaci per persone esenti dal pagamento del ticket, chiedendo poi il rimborso all’Asp vibonese. L’inchiesta è stata avviata nel 2012 dopo che la Forestale aveva trovato, nei pressi della frazione Caroniti di Joppolo, abbandonati ai margini di una strada provinciale, un considerevole numero di confezioni di medicinali perfettamente integre ed ancora in corso di validità.
Le condanne. Oggi è arrivata la condanna da parte del Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Marina Russo. Considerati colpevoli tre dei quattro imputati: l’ex sindaco di Joppolo Giuseppe Dato è stato condannato, come farmacista e non in virtù della sua veste istituzionale, a tre anni di reclusione. Dato è attualmente consigliere comunale e, dal 9 ottobre, anche consigliere provinciale. Condannati anche Giuseppa Scinica, dipendente di uno studio medico, e Carmen Ferraro dipendente della farmacia di Dato. È stato invece assolto il medico di base Francesco D’Agostino. D’Agostino è stato assolto “per non aver commesso il fatto” dall’accusa di associazione a delinquere e perché “il fatto non costituisce reato” da truffa e falso. I fatti antecedenti al 29 marzo 2013, ricordiamo, sono stati tutti considerati prescritti.
"Ricorreremo in appello". "Attendiamo di leggere la motivazione della sentenza del Tribunale di Vibo Valentia, con tutto il rispetto che meritano gli estensori della stessa, ma il senso della decisione oggi assunta, non può trovarci d'accordo". Così l'avvocato Diego Brancia, legale difensore di Giuseppe Dato, che aggiunge: "Ricorreremo, perciò, in appello su tutti i fronti dell'accusa, ribadendo che non può essevi stata alcuna associazione per delinquere finalizzata alla consumazione delle truffe ai danni del Servizio Sanitario nazionale, né tantomeno l'ideazione delle truffe medesime, tutte circoscritte ad un arco temporale risalente a circa otto anni addietro. Rimane l'amarezza di un processo con imminente prescrizione per tutte le imputazioni, e la spada di Damocle di una corsa contro il tempo onde evitare tale infausta prospettiva, durante il giudizio d'appello".
