Torna in libertà Maria Piperno, 42 anni di Piscopio, arrestata lo scorso febbraio con l’accusa di detenzione di due pistole e di un giubbotto antiproiettile. E’ quanto disposto il Tribunale del Riesame di Catanzaro che, accogliendo l’istanza presentata dall’avvocato Giosuè Monardo, ha revocato i domiciliari applicando nei confronti della donna la misura cautelare dell’obbligo di dimora.

Il blitz. La vicenda trae origine dal blitz effettuato dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia in un’abitazione rustica di Piscopio dove è stato trovato un vero e proprio arsenale di armi composto da pistole, fucili, kalashnikov, oltre a centinaia di munizioni e cartucce, giubbini antiproiettile e passamontagna. Armi nella disponibilità della ‘ndrina dei “Pardea-Ranisi”. All’alba dello scorso 27 febbraio i militari dell'Arma hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip Barbara Saccà su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri, nei confronti di quattro persone.
Il provvedimento ha riguardato Francesco Antonio Pardea, 34 anni di Vibo Valentia; Filippo Di Miceli, 49 anni di Piscopio, la moglie di quest’ultimo Maria Piperno, 42 anni di Piscopio (finita ai domiciliari), e Marco Ferraro, detto “Dandy”, 23 anni di Vibo Valentia. Altre tre persone risultano invece indagate a piede libero. Tra queste Bartolomeo Arena, 43 anni di Vibo Valentia, da ottobre collaboratore di giustizia. A vario titolo devono rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione di arma comune da sparo e da guerra con l’aggravante mafiosa.

L’arsenale. Le indagini hanno chiuso il cerchio relativamente ai due ingenti ritrovamenti di armi avvenuti il 20 ottobre 2019 e il 6 febbraio 2020, quando i militari del Comando Provinciale di Vibo Valentia e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria hanno trovato sigillato all’interno di alcune pareti un vero e proprio arsenale composto da fucili automatici, pistole, munizioni e giubbetti anti-proiettili. Le investigazioni hanno consentito di accertare che le armi ritrovate costituivano l’arsenale della ‘ndrina “Pardea-Ranisi” che sarebbe dovuto essere utilizzato per l’esecuzione dell’omicidio di Rosario Pugliese, attualmente latitante ed appartenente alla contrapposta ‘ndrina dei “Cassarola” . Preziose, a tal proposito, si sono rivelate le dichiarazioni fornite agli inquirenti da Bartolomeo Arena e già confluite nella maxi inchiesta denominata “Rinascita Scott” che aveva colpito alcuni dei destinatari di quest’ordinanza di custodia cautelare quali Filippo Di Miceli, Marco Ferraro e Francesco Antonio Pardea.