Rapporto Svimez, la Calabria perderà mezzo milione di abitanti nei prossimi 50 anni
Negli ultimi 16 anni, hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti, la metà dei quali giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all'estero. Quasi 800 mila non sono tornati. E' quanto emerge dal rapporto Svimez sul Sud Italia. "Il numero di famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, passando da 362 mila a 600 mila, mentre al Centro-Nord sono 470 mila". La Svimez parla di "sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche". E definisce "preoccupante la crescita del fenomeno dei working poors, ovvero del lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all'esplosione del part time involontario".
In Calabria. Prosegue quasi inarrestabile lo spopolamento della Calabria. Una vera e propria fuga verso altre destinazioni alla ricerca di un lavoro stabile e di un futuro migliore. A inizio del 2017, la popolazione calabrese era di 1 milione 965mila persone. Secondo le stime degli esperti nel 2065 sarà di 1 milione 497mila unità. In pratica nei prossimi 50 anni la Calabria perderà quasi mezzo milioni di abitanti e, più precisamente, 468 mila.
Rivoluzione demografica. Il rapporto parla di "profonda rivoluzione demografica". Le previsioni dell’Istat delineano, infatti, un percorso di forte riduzione della popolazione nei prossimi cinquanta anni, con una manifestazione più intensa nel Sud (-5 milioni) che nel resto del Paese (-1,5 milioni). Nel Mezzogiorno, infatti, "sono più deboli le fonti di alimentazione della crescita della popolazione: sempre meno nati e debole contributo delle immigrazioni. Tutto ciò farà del Sud l’area più vecchia d’Italia e tra le più vecchie d’Europa: ci si attende che l’età media passi dagli attuali 43,3 anni (più bassa di quella registrata nel Centro-Nord) ai 51,6 anni nel 2065, ciò inevitabilmente riduce la popolazione in età da lavoro compromettendo le potenzialità di crescita del sistema economico".
Pil in crescita. Secondo i dati di Svimez, la Calabria è comunque la regione che nel periodo 2015-2017 ha fatto segnare la più significativa accelerazione della crescita. "Sono state soprattutto le costruzioni - si aggiunge - a trainare la ripresa (+12% nel triennio), grazie anche alle opere pubbliche realizzate con i fondi europei, seguite dall'agricoltura (+7,9%) e dall'industria in senso stretto (+6,9%). Molto più modesto nell'ultimo triennio l'andamento dei servizi (+2,9%)". Nelle anticipazioni si afferma, inoltre, che "nel 2017, Calabria, Sardegna e Campania sono state le regioni meridionali che hanno fatto registrare il più alto tasso di sviluppo, rispettivamente +2%, +1,9% e +1,8%. Si tratta, comunque, di variazioni del PIL più contenute rispetto alle regioni del Centro-Nord, se si considera il +2,6% della Valle d'Aosta, il +2,5% del Trentino Alto Adige e il +2,2% della Lombardia".
