Batterio killer in carcere Siano: muore detenuto. Allarme contagio
L’allarme di un possibile contagio all’interno della casa circondariale è stato lanciato dal sito dall’associazione Yairaiha onlus in seguito al decesso di un anziano detenuto
Ha fatto scattare l’allarme “pandemia” il decesso avvenuto lo scorso venerdì e determinato da un batterio intestinale di un anziano detenuto all’interno della casa circondariale di Siano.
Il fatto. Risale allo scorso 26 febbraio il decesso di un settantacinquenne, (Michele Rotella), ristretto in regime di alta sicurezza e affetto da un batterio intestinale. Il soggetto debilitato dalla malattia che l’aveva costretto a numerosi ricoveri in ospedale è infatti deceduto nel periodo di degenza presso il nosocomio cittadino.
L’allarme. L’allarme di un possibile contagio all’interno della casa circondariale è stato lanciato dal sito dall’associazione Yairaiha onlus, che ha reso pubblicata una lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica, al Ministro della Giustizia, al Ministro della Salute e al Provveditore dell’amministrazione penitenziaria della Calabria e sottoscritta anche dall’associazione Fuori dall’Ombra. “Dai primi accertamenti effettuati – si legge nella missiva – il detenuto risulta essere deceduto per clostridium difficilis, un batterio purtroppo molto pericoloso e resistente che, stando alle fonti mediche consultate, negli ultimi anni sta registrando un aumento della frequenza, oltre che della gravità, delle Infezioni da Clostridium Difficile (ICD o CDI, Clostridium Difficile Infections, o CDAD, Clostridium Difficile Associated Disease) sia in ambiente intra- che extra-ospedaliero, associate ad una elevata probabilità di recidiva dopo il trattamento”.
Nessun rischio. All’interno della casa circondariale non risultano tuttavia essere stati attivati protocolli sanitari d’emergenza da parte dell’Asp. Secondo quanto emerso, infatti si tratterebbe di un batterio di difficile trasmissibilità (per via fecale) e in ogni caso curabile. Il caso di decesso sembrerebbe essere più legato alla debilitazione dovuta all’anzianità del soggetto che non alla “pericolosità” del virus. (red5)
