Brasiliana, inglese, sudafricana. Ma spunta anche quella napoletana, la scozzese, la californiana. L’avanzata delle varianti del Covid non si arresta, ma anzi sorgono nuove mutazioni che minacciano la curva epidemica, di nuovo in risalita (qui il bollettino del 2 marzo). Il nuovo Dpcm detterà restrizioni per contenere l'avanzata dei contagi fino a dopo Pasqua e, illustrando le novità, Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss, e Franco Locatelli, presidente del Css, hanno fatto il punto proprio sull'andamento delle mutazioni del virus. "La variante inglese ha una maggiore capacità di trasmissione - ha spiegato Locatelli -. Ha prevalenza stimata intorno al 54%, ma è un dato riferito al 18 febbraio, quindi ad oggi il valore è indubbiamente più alto". Il secondo dato importante, ha continuato l'esperto, "è che nel nostro territorio c'è, in particolare in alcune regioni del centro Italia, una stima di prevalenza della variante brasiliana del 4,3%, non in tutto il Paese, ma in Umbria, Toscana, Lazio, Marche". Si tratta di "un dato particolarmente preoccupante", ha aggiunto Locatelli: "Queste varianti sono nuove e devono essere stimate sia rispetto ad aumentata trasmissibilità, che alla potenzialità di non garantire la stessa copertura immunitaria: aumentata la trasmissibilità e la potenziale capacità di ridurre la protezione. Sono estremamente importanti da monitorare ed è importante che si adottino le misure più restrittive possibili". La variante sudafricana, invece, "è allo 0,4% - ha detto il presidente dell'Iss -, in particolare in alcune zone del Sudtirolo".