In un periodo storico in cui avanzano i movimenti politici che fanno dei nuovi sistemi di comunicazione il loro punto di forza non le sembra contraddittoria l’apertura di una sede tradizionale di partito?
Ritengo che la comunicazione ed il confronto politico sui “social” favorisca l’interesse e l’avvicinamento della collettività, soprattutto dei più giovani, alla vita politica del paese; ma la politica digitale, da sola, non sostituisce completamente l’imprescindibile ruolo di formazione politico- amministrativa delle classi dirigenti che solo la vita di partito può in qualche modo offrire. Ed è per questo che anche grazie all’amico Sindaco, nonché Segretario Nazionale Giovani U.D.C., Dott. Marco Martino abbiamo ritenuto di aprire un luogo fisico nel capoluogo destinato al continuo confronto ed ascolto nella convinzione che sia necessario provare a riconquistare gli spazi del dibattito politico altrimenti occupati da forme di partecipazione democratica dai contorni troppo vaghi e poco efficaci, come è successo in città.




Cosa intende dire?
Il civismo offerto da Costa fondava la sua essenza nella proposta della “città dei cittadini”, una proposta affascinante in un periodo di antipolitica. Tuttavia, questo civismo ha fatto indietreggiare troppo i partiti favorendo l’avanzata di singoli che, i fatti lo dimostrano, seppur raggruppati non hanno la responsabilità di rappresentare un partito o una coalizione responsabile di un progetto di sviluppo della città, ma si muovono il più delle volte, autonomamente, a titolo personale ritenendo di non dover dare conto a nessuno, neppure ai cittadini. Basti pensare a quanti cambi di casacca si sono registrati in soli tre anni. Un civismo esasperato di cui è stato vittima ed artefice, mi pare, lo stesso Costa.

Cosa rimprovera a Costa?
Di avere tradito il voto dei cittadini. Come ho detto già un anno fa, al momento delle mie dimissioni, ha svenduto il progetto civico alle richieste di gruppi politici e consiliari defenestrando giovani professionisti e investiti dal corpo elettorale della responsabilità di amministrare la città, sostituendoli in alcuni casi da candidati “bocciati” dagli elettori in altri con soggetti esterni alle liste; il tutto senza alcuna giustificazione amministrativa, ma solo per mantenere equilibri precari di maggioranza e le poltrone; mi chiedo allora quale considerazione abbia avuto il Sindaco del voto espresso dai vibonesi e se sia stato garante di quel voto?

Si riferisce alle sue dimissioni forzate?
Guardi le mie dimissioni, forzate o meno, hanno comportato l’uscita dalla Giunta non di Nico Console, sebbene fossi uno dei più votati e capolista, ma di una forza politica determinante per la vittoria al primo turno e che aveva tutto il diritto a dire che le cose non andavano bene; ma qualcuno, evidentemente, non gradiva le critiche. In realtà mi riferisco ad altri assessori, tra cui l’Avv. Schuticchio, eletto dai cittadini, nominato assessore per favorire l’ingresso della consigliera Franzé, che, seppur protetto da due consiglieri, è stato sacrificato nonostante a lui la città deve il perfezionamento della raccolta differenziata che aveva anche avviato il Prof. De filippis. Anche la sostituzione della delega dell’Avv. Pugliese dall’Urbanistica a quella più scomoda del Bilancio e la sostituzione con la Franzé, il cui merito era solo quello di non essere stata eletta è, a mio avviso, poco spiegabile se non in una logica di pervicace volontà di mantenimento della poltrona.

Cosa si dovrebbe fare secondo lei per cercare di correggere l’attività del Comune?
A mio parere non ci sono mezze misure. Questa esperienza amministrativa dovrebbe essere chiusa al più presto proprio perché la città non può più perdere tempo dietro il teatrino della politica del potere a tutti i costi; i problemi sono tutti sul tavolo, sotto il tappeto non c’è più posto, e mentre gli altri capoluoghi di provincia continuano a svilupparsi noi segniamo il passo. Non ritengo neppure efficace la proposizione di una giunta tecnica, poiché nei nell’attuale Giunta ci sono già cinque assessori, chi esterno alle liste chi neppure candidato, che evidentemente sono stati indicati dai referenti politici per le loro qualità tecniche e mi pare che la loro attività sia evidentemente in affanno, non hanno saputo dare quello slancio che avevano promesso; quindi perseverare con soluzioni analoghe sarebbe solo un’ulteriore perdita di tempo, altro che amore per la città. Trovo, pertanto pienamente condivisibile la proposta del Notaio Lo Schiavo, discutere apertamente, senza ipocrisie, di una mozione di sfiducia o le dimissioni di chi è consapevole dei danni che si stanno provocando alla città.




Insomma una crisi da cui è difficile uscire?
Lo dico umilmente, la crisi che è in atto al Comune è cronica, l’unica strada da percorrere è quella della buona politica. Né è prova l’estenuante prova di forza che si sta consumando per l’elezione del Presidente del Consiglio, ormai è da più di tre mesi che si continua a proporre un eletto tra le file dell’opposizione, l’Avv. Falduto, verso cui nutro sentimenti di stima, ma questa ostinazione non favorisce il superamento della fase di stallo. Sarebbe opportuno che valutasse di fare un passo indietro per verificare se è una questione di nome o politica, favorendo un confronto sereno tra le forze che ancora si ostinano a discutere di cose futili mentre la città affonda. E badi bene, questa crisi politica si ripercuote inevitabilmente in inefficienza amministrativa.

Si riferisce alle recenti polemiche sui concorsi?
Ribadisco quello che ho detto un anno fa. I dirigenti dell’ente si muovono tra mille difficoltà, in due gestiscono moltissimi problemi quotidiani e,da moderato, non mi sento di rimproverarli per sviste che sono umane. Credo, però, che il secondo bando oggetto di polemica, quello degli assistenti sociali presenti una maggiore gravità, se le irregolarità sono esistenti, poiché si tratta di importi più cospicui e per di più di risorse ministeriali. A me interessa sottolineare come il Consigliere, Dott. Policaro,di cui conosco ed apprezzo profondamente la formazione familiare e professionale, abbia dimostrato di interpretare responsabilmente il ruolo istituzionale carpendo nell’immediatezza la gravità dei fatti che ho denunciato a mezzo stampa; nonché la sensibilità politica dell’Avv. Gioia e dell’Avv. Luciano, che hanno coinvolto l’intero Consiglio Comunale altrimenti, inspiegabilmente, indifferente.Ma la cosa che mi ha lasciato più p erplesso è l’indifferenza dell’assessore al ramo il quale seppur stimolato a mezzo stampa ha lasciato che il dirigente proseguisse nell’adozione degli atti che dovranno essere inevitabilmente annullati ex lege.
Mi domando come è possibile che un assessore dopo due anni e mezzo di carica non conosca il regolamento del personale e le leggi su cui si fonda? Come può il Sindaco tollerare dopo aver mandato a casa un “ottimo assessore”? Se l’assessore, invece sapeva, bisogna interrogarsi sul perché non ha dialogato con il Dirigente.
Ma anche i Consiglieri membri della Commissione Controllo e Garanzia non mi pare abbiano fatto una bella figura. Insomma la barca è in alto mare, il Sindaco resta al timone, ma la ciurma sul ponte sventola bandiera bianca.