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A diciotto anni dalla scomparsa di Massimo Stanganello, sparito il 3 agosto 2008 da Vibo Marina, non c’è un colpevole. Il gup ha assolto gli imputati del processo “Portosalvo”, ritenendo che il quadro probatorio non consenta di affermare la responsabilità penale oltre ogni ragionevole dubbio. Il corpo dell’uomo non è mai stato ritrovato.

Alla sbarra c’erano Rosario Battaglia, indicato dall’accusa come presunto mandante insieme a Rosario Mantino (nel frattempo deceduto), e Stefano Farfaglia e Angelo David quali presunti esecutori materiali. Secondo l’impostazione accusatoria, Stanganello sarebbe stato ucciso e poi sepolto in un luogo rimasto sconosciuto tra Vibo e l’area costiera.

Le indagini avevano preso impulso dalle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia, tra cui Raffaele Moscato, Bartolomeo Arena e Andrea Mantella, che avevano delineato un presunto movente legato a contrasti personali e indicato mandanti ed esecutori. Tuttavia, per il giudice, le rispettive dichiarazioni si fonderebbero su una medesima fonte originaria, configurando quella “circolarità della notizia” che la giurisprudenza ritiene inidonea a costituire riscontro autonomo.

Secondo le motivazioni, mancherebbero elementi esterni capaci di corroborare in modo serio e concreto i racconti dei pentiti. Anche le intercettazioni telefoniche del giorno della scomparsa non avrebbero restituito un quadro lineare e coerente con la ricostruzione accusatoria, evidenziando incongruenze negli spostamenti e nei contatti tra gli imputati.

Stanganello, ex detenuto tornato a vivere nella casa di famiglia e impegnato in lavori saltuari, quel giorno sarebbe dovuto partire per Roma. Fu visto salire volontariamente su una station wagon scura davanti alla propria abitazione. Da allora, nessuna traccia.

La sentenza di assoluzione chiude il processo di primo grado ma lascia aperto il mistero: un omicidio senza corpo e, allo stato, senza responsabili.