'Ndrangheta: confiscati beni ad ex assessore regionale Crea
Due terreni sono stati confiscati all'ex consigliere ed assessore regionale della Calabria Domenico Crea, 64 anni, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il provvedimento e' stato eseguito dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che hanno notificato un decreto di confisca emesso dal Tribunale - Sezione misure di prevenzione . Il provvedimento riguarda due terreni del valore stimato in 600.000 euro. Crea è stato condannato nell'ambito dell'operazione "Onorata Sanità", condotta dai carabinieri nel gennaio 2008.

I due terreni erano stati sequestrati nel novembre 2009, insieme ad altri beni di Crea, fra cui la clinica privata "Villa Anya", poi confiscati nel maggio 2011. Le indagini, scattate dopo l'omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, avrebbero fatto emergere l'operatività di un'associazione mafiosa finalizzata al controllo elettorale in occasione delle elezioni regionali in Calabria svoltesi nel 2005 ed alla gestione della sanità. Gli inquirenti avevano documentato l'attività di dei principali clan di 'ndrangheta della zona jonica reggina, tra cui il clan Morabito-Zavettieri attivo in particolare a Roghudi e Rocca Forte del Greco, che si sarebbero impegnati per sostenere elettoralmente la candidatura di Domenico Crea.
Cariche amministrative e politiche di Crea. Domenico Crea è stato vice dirigente sanitario del Presidio poliambulatoriale di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, nonchè vicedirettore sanitario dell’ospedale “T. Evoli”. Consigliere provinciale di Reggio Calabria, vicepresidente di minoranza della Comunità Montana del versante Jonico Meridionale, due volte consigliere regionale in Calabria. Assessore regionale all’Urbanistica, all’Ambiente, all’Agricoltura, al Turismo, Industria Alberghiera, Spettacolo Sport e trasporti). E' passato dal centrodestra (Ccd), al centrosinistra (Margherita), e poi di nuovo al centro destra (Democrazia cristiana per le autonomie). In particolare si autosospese dalla Margherita dopo l’arresto di Alessandro e Giuseppe Marcianò di Locri, accusati di essere i mandanti dell’omicidio dell'allora vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno.
Alle elezioni regionali dell’aprile 2005 Fortugno e Crea erano candidati entrambi nella Margherita. Fortugno si guadagnò il seggio in Consiglio regionale, ma alla sua morte subentrò Crea (primo dei non eletti), e la Margherita gli chiese di autosospendersi, perché i Marcianò erano accusati di aver ucciso Fortugno proprio a questo scopo. Crea nell'occasione rispose: "Un’eventuale autosospensione appartiene etimologicamente, in via esclusiva, al soggetto che deve determinarsi o meno ad una segnata scelta"). Crea non si è poi dimesso ma è invece passato alla Democrazia Cristiana per le Autonomie, assumendo il ruolo di capogruppo all'interno del Consiglio regionale calabrese. (g.b.)
