'Ndrangheta: arrestato esecutore omicidio Bruno Caccia, procuratore di Torino
Dopo 32 anni i pm Ilda Boccassini e Marcello Tatangelo fanno luce sull'omicidio "eccellente" dell'ex procuratore del capoluogo piemontese ucciso dai clan calabresi
A distanza di 32 anni le indagini sull'omicidio del procuratore Bruno Caccia, avvenuto il 26 giugno 1983 nel capoluogo piemontese in via Sommacampagna, potrebbero essere a una svolta. E' stato, infatti, fermato nella notte a Torino dagli agenti della Squadra mobile coordinati dai pm Ilda Boccassini e Marcello Tatangelo, titolari dell'inchiesta, uno dei presunti killer del procuratore. L'arrestato è Rocco Schirripa, 64 anni, di Gioiosa Jonica, nel Reggino, residente da anni a Torino. Per il delitto del procuratore Bruno Caccia è stato già condannato all'ergastolo Domenico Belfiore, anche lui calabrese. L'arresto è avvenuto a conclusione di un'articolata attività investigativa iniziata lo scorso luglio e coordinata dalla Procura di Milano.

L'inedito espediente investigativo per "incastrare" l'autore del delitto. Schirripa è stato individuato come uno dei presunti autori dell'omicidio del magistrato Bruno Caccia attraverso un inedito espediente utilizzato dagli investigatori. "Dopo che Domenico Belfiore, il mandante del crimine, è stato messo ai domiciliari per gravi ragioni di salute - ha spiegato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini in conferenza stampa - la Questura di Milano ha fatto girare una serie di lettere anonime dirette ad alcune persone della cerchia di Belfiore. Nelle missive c'era la fotocopia dell'articolo uscito sulla 'Stampa' quando Caccia venne ucciso e dietro c'era scritto a penna il nome di Rocco Schirripa. Sapevamo che Schirripa era uno degli uomini di Belfiore - hanno sottolineato la Boccassini e il pm Marcello Tantangelo - dopo l'invio delle lettere anonime abbiamo captato, grazie a una tecnologia molto avanzata, delle intercettazioni fortemente indizianti a suo carico".

La soddisfazione e l'emozione di Ilda Boccassini. "Scusate, ma oggi sono emozionata nel darvi notizia dell'arresto di uno dei presunti assassini di Bruno Caccia". Il procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, ha espresso con queste parole la sua commozione per l'individuazione di uno dei presunti killer del magistrato torinese a cui è intitolato il Palazzo di Giustizia di Torino. "Ci sono da parte mia - ha spiegato in conferenza stampa - estrema soddisfazione e partecipazione emotiva in questa indagine. Sono felice che al mio fianco, in questa conferenza stampa, ci siano il procuratore aggiunto facente funzioni, Pietro Forno, e il pm Marcello Tatangelo, entrambi torinesi. Quando c'è stata la possibilità di riaprire le indagini su questo caso, ho valutato che la persona migliore per farle fosse Tatangelo, non solo per la bravura, ma anche perchè è di Torino".
Il delitto. Bruno Caccia fu ucciso la sera del 26 giugno 1983 con 14 colpi di pistola mentre portava a spasso il suo cane sotto casa, sulla precollina di Torino. Per l'accaduto fu arrestato, nel 1993, il mandante del delitto, Domenico Belfiore, esponente di spicco della 'ndrangheta in piemonte, poi condannato all'ergastolo e dallo scorso 15 giugno ai domiciliari per motivi di salute. Caccia stava indagando su numerosi fatti di 'ndrangheta tra cui alcuni sequestri di persona.
Le false piste e l'iter processuale. Cinque gradi di giudizio, conclusi con la condanna del boss Domenico Belfiore, ritenuto il mandante, non sono bastati a far piena luce sul delitto di un "nitido esempio di dedizione allo Stato, un uomo con la giustizia nel cuore", come i suoi colleghi, dal procuratore generale Marcello Maddalena al procuratore capo Giancarlo Caselli, lo hanno sempre ricordato in questi anni. L'avvocato Fabio Repici, legale della famiglia Caccia, in occasione del trentennale della morte del procuratore Caccia aveva chiesto la riapertura delle indagini. Erano gli 'anni di piombo' e per le strade di Torino scorreva il sangue del terrorismo e della criminalità organizzata. Ai principali quotidiani nazionali dopo l'omicidio del procuratore di Torino arrivarono le prime rivendicazioni: dalle Brigate Rosse a Prima Linea sino al Nar. La matrice, però, si rivelò falsa. Era stata la 'ndrangheta. (g.b.)
