C’è chi dice no. Come il professor Gianni Rezza, uomo dell’Iss e membro del Comitato tecnico-scientifico del governo che combatte in prima linea il Covid-19. Ieri, accanto al capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha detto la sua. "A titolo personale" ha chiarito, ma in ogni caso un’entrata a piedi uniti: "Da romanista manderei tutto a monte… Da tecnico non darei parere favorevole alla ripresa del campionato e credo che il Comitato tecnico scientifico sia d’accordo. Poi sarà la politica a decidere". Apriti cielo: laziali imbufaliti sui social e romanisti a sfottere. E ha concluso: "Qualcuno ha proposto un monitoraggio stretto sui calciatori, con test quasi quotidiani, a me sinceramente sembra un’ipotesi tirata".

Tirata o no, è così che il calcio si prepara a tornare in campo, attraverso quel ‘monitoraggio stretto’ e un protocollo che, ne sono certi alcuni dirigenti, farà da ‘bussola’ anche per i maggiori campionati europei. Sempre che il Covid-19 attenui la morsa. Gli appuntamenti per la ripartenza sono tre: il 4 maggio via agli allenamenti. A fine maggio la ripresa del torneo e il 2 agosto scudetto assegnato per poi lasciare spazio alle Coppe europee, per le quali si fa largo l’ipotesi delle partite ‘secche’.

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