‘Ndrangheta nel Vibonese, la sorella del boss passa ai domiciliari (NOME)
Il gip dispone misura meno afflittiva per garantire cure adeguate alla 55enne

Non è stata un’aula di giustizia ma una cartella clinica a cambiare il corso della misura cautelare. Caterina Emanuele, 55 anni di Gerocarne, indagata nell’ambito dell’operazione antimafia “Jerakarni”, lascia il carcere e passa agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. A disporlo è stato il gip del Tribunale di Catanzaro, che ha ritenuto incompatibile il regime detentivo con le condizioni di salute della donna.
Determinante la documentazione sanitaria acquisita agli atti, tra cui una relazione dell’Asl di Lecce che evidenzia l’impossibilità di garantire cure adeguate in ambito carcerario e di fronteggiare eventuali complicanze, con un rischio definito elevato. Pur ritenendo attuali le esigenze cautelari, il giudice ha stabilito che possano essere soddisfatte con una misura meno afflittiva, consentendo all’indagata di sottoporsi alle terapie necessarie.
L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Catanzaro, ha portato all’emissione di decine di misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti legati alle cosche attive nell’entroterra vibonese. A vario titolo vengono contestati reati che vanno dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti. La posizione della 55enne, inserita in un contesto familiare ritenuto rilevante dagli investigatori, resta al vaglio degli inquirenti. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari.
