'Ndrangheta vibonese, latitante scovato nel cuore di Vibo (NOME)
E' stato individuato in un'abitazione del centro storico dopo due mesi di ricerche. Blitz della Finanza e dei Carabinieri
Si nascondeva tra i vicoli della sua città, convinto forse che l’ombra del centro storico potesse garantirgli l’impunità. Ma la fuga di Luigi Federici, 28 anni, si è interrotta bruscamente all’alba di oggi, quando gli uomini della Guardia di Finanza e i Carabinieri hanno fatto irruzione nel suo nascondiglio.
Considerato un elemento di spicco della ‘ndrina Pardea-Ranisi, clan dominante nel capoluogo vibonese, Federici era ricercato dallo scorso febbraio. Su di lui pende l’accusa di associazione mafiosa e l'inquietante contestazione di aver favorito l'accesso di telefoni cellulari all'interno delle carceri, permettendo ai boss detenuti di continuare a impartire ordini all'esterno.
L’operazione, coordinata dalla DDA e condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Vibo Valentia insieme ai Cacciatori di Calabria, è il culmine di due mesi di appostamenti e analisi tecnologiche. L'arresto rappresenta il seguito naturale dell'inchiesta “Call me”, che già nell'aprile 2025 aveva sferrato un duro colpo ai clan di Tropea e della zona tirrenica, decimando le file degli estorsori che soffocavano gli imprenditori della costa.
La cattura di Federici mette fine anche a un complesso iter procedurale. Dopo un iniziale annullamento della misura cautelare da parte del Riesame, era stata la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura di Catanzaro, a disporre nuovamente l'arresto. Proprio a ridosso di quella decisione, il giovane era svanito nel nulla, dando inizio a una latitanza durata poco più di sessanta giorni.
Il cuore dell'indagine "Call me" ha confermato un sospetto che da tempo aleggiava negli ambienti investigativi: la capacità dei detenuti di alto rango di bypassare le mura carcerarie. Attraverso dispositivi sofisticati, i capi continuavano a gestire il racket e le dinamiche criminali sul territorio, un network di comunicazione che Federici è accusato di aver alimentato e protetto per conto della propria cosca di appartenenza.
