Vibo, abbattuto un antico portale del centro storico (FOTO e DETTAGLI)
Un pezzo di storia della città di Vibo Valentia è stato cancellato. L’antico portale in pietra tufacea di un edificio in via Terravecchia Superiore, risalente probabilmente al 1500, è stato demolito lo scorso 11 febbraio, insieme alla facciata storica e alla copertura in coppi secolari. A denunciare l’accaduto è l’avvocato Alessandro Caruso Frezza, che ha segnalato l’intervento alle autorità competenti, sottolineando le presunte irregolarità dell’operazione.
Secondo quanto riportato dall’avvocato, nonostante l’intervento fosse formalmente autorizzato con un permesso di costruire, esso sarebbe in contrasto con l’attuale Regolamento Urbanistico, che vieta espressamente la demolizione e ricostruzione di edifici nel centro storico, ammettendo solo lavori di manutenzione e restauro conservativo. Inoltre, sarebbe stata distrutta anche una storica targa toponomastica in ceramica dipinta a mano, che riportava la denominazione "Via Frezza".

Già lo scorso 28 gennaio, Caruso Frezza aveva allertato la Soprintendenza, la Polizia Municipale e la Ripartizione Urbanistica, chiedendo misure urgenti per evitare la demolizione. Tuttavia, "il cantiere è andato avanti, portando alla completa cancellazione di un’importante testimonianza dell’antica Monteleone".
«Se ogni edificio del centro storico viene demolito e ricostruito, non avremo più un vero centro storico, ma solo case nuove, trasformando Vibo Valentia in un "falso centro storico"», ha dichiarato l’avvocato.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di interventi urbanistici che, secondo i critici, "starebbero alterando il patrimonio architettonico della città. Dopo le trasformazioni di Piazza Santa Maria, Scesa del Gesù e Piazza Municipio, questa nuova demolizione solleva ulteriori interrogativi sulla tutela dei beni storici".

L’avvocato Caruso Frezza auspica un rapido intervento della Procura della Repubblica per impedire il ripetersi di simili operazioni e tutelare l’identità storica di Vibo Valentia. "Altrimenti – conclude – possiamo già recitare il requiem per il nostro centro storico".
